LA PASSIONE PER LE DIVISE CE L’HANNO, DA SEMPRE, QUASI TUTTI I DITTATORI

DI EMILIANO RUBBI

La passione per le divise ce l’hanno, da sempre, quasi tutti i dittatori e la maggior parte di quelli che vogliono accreditarsi come “uomini forti”: da Mussolini a Gheddafi, da Hitler a Pinochet, da Saddam Hussein a Pol Pot.

Ma va detto che, la maggior parte di questi, oltre ad essere andati al potere in un’altra epoca, erano anche stati, in precedenza, soldati in guerra, gente che aveva combattuto e fatto rivoluzioni.

L’unico esempio che mi viene in mente di perfetto fagiano che si traveste da poliziotto dei Village People, pur avendo nel suo curriculum militare un totale di un anno di servizio di leva, è il nostro ministro dell’interno.
A lui piace travestirsi da poliziotto, sebbene sia esplicitamente vietato dalla legge.
Che in Italia la legge vale per tutti, perché siamo tutti uguali, ma c’è sempre qualcuno “più uguale degli altri” (nel libro di Orwell erano i maiali, un po’ come qui da noi, in effetti).

E si traveste da poliziotto per mostrare ai suoi fans, che in lui vedono il “tutore della legge”, che, in effetti, lui è un vero duro ed è lì per quello.
Credo che sia l’unico esempio di ministro di un paese occidentale evoluto ad aver mai messo in piedi una simile pagliacciata, in realtà.
Ma noi italiani siamo sempre precursori, per quanto riguarda le pagliacciate, è noto.

Oggi, il finto poliziotto Salvini andrà al carcere di Rebibbia ad accogliere Battisti, l’uomo condannato in contumacia per 4 omicidi che, forse, non ha neanche commesso.
I dubbi sono molti e molto pesanti su tutta la vicenda processuale.
Quel Battisti che lui ha detto di voler vedere “marcire in galera”, dopo aver ringraziato Bolsonaro, ovvero uno tra gli esponenti peggiori della feccia politica neonazista internazionale con cui Salvini sta “facendo rete” (Orban. Le Pen, Brudziski e via dicendo) nel cosiddetto “asse sovranista” (che poi è solo un modo nuovo e gentile per dire “fascista”)

Chissà se, oggi, andrà vestito da poliziotto dei Village People o da guardia carceraria.