AUSTRALIA: VIVERE I COLORI

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DI FEDERICO KLAUSNER

Che sia il rosso acceso di deserti pulsanti di vita, o il verde intenso delle più antiche foreste del mondo, che sia l’azzurro profondo e limpido di un mare gremito di pesci variopinti o l’argento delle città giovani e dinamiche, non c’è nulla come i colori dell’Australia. Tutti da vivere.

Pochi colori decisi, intensi, in Australia guidano la scelta di come vivere la sua estensione. Come scegliere da un post-it multicolore le proprie curiosità e passioni per poi rileggerle e declinarle nei giorni disponibili, sempre tenendo presente che ci si trova di fronte a un continente e non a un Paese.

Il rosso

È il colore dell’immenso outback che si spalanca oltre il bush, che lo separa dalla costa inurbata come una serie di cornici concentriche. Un deserto particolare, che poco condivide con il Sahara, il Namib, il Gobi o gli altri deserti del pianeta. Innanzitutto per il colore rosso, dovuto alla presenza di ferro, e per i pungenti spinifex , arbusti gialli cuciti su di esso come nuvole sul cielo di un presepe. Ma soprattutto perché bastano le poche gocce che cadono all’anno per trasformarlo in un’effimera tavolozza di fiori selvatici. Un deserto che non lo è per nulla, a giudicare dai roditori, lucertole, insetti e serpenti che lo abitano, anche se difficilmente vi capiterà di incontrarne, essendo animali schivi e spesso notturni.

È il regno della Grande Avventura che, con un fuoristrada, tende (oppure un bushcamper), un po’ di provviste, acqua e prudenza, si può affrontare in tutta sicurezza. Basta comunicare alla stazione di polizia all’inizio della pista il percorso, i dati dell’auto, delle persone e orientativamente il tempo che si pensa di impiegare e alla stazione di polizia alla fine avvisare del proprio arrivo. Nel caso si ritardi parte la ricerca sulla pista indicata, che non si deve mai abbandonare. Uno dei deserti più straordinari è Il Simpson Desert in South Australia: 1.100 dune rosse da scavalcare, come un mare immobile e dipinto al tramonto. Difficile spiegare le sensazioni di tre giorni di silenzi sconfinati e di infinite stelle sconosciute che la notte schiariscono il paesaggio e illuminano i nostri sogni.

Che se poi si desiderasse qualcosa di più tranquillo, ma non meno emozionante, nel cuore del grande Centro Rosso, c’è Uluru (Ayers Rock) ai piedi del quale si può brindare con un flûte di champagne, cuocere una polpetta sul bbq (forniti entrambi) o cenare in uno dei ristoranti dei numerosi hotel vicini, mentre il sole incendia di ogni tono del rosso il già rossastro monolito. Molto originale è anche The Sounds Of Silence Dinner: in bus da Yulara, si raggiunge una delle molte dining areas illuminate da torce intorno all’enorme masso. Mentre il sole tramonta viene offerto l’aperitivo e si ascolta la musica dei didgeridoo aborigeni. Segue raffinata cena a buffet. Tra le portate più invitanti un astronomo che, prima del dolce racconta le stelle visibili quella notte, poi osservabili con un telescopio.

Il verde

L’estensione territoriale dell’Australia (7.7 mln di kmq) ne fa il più piccolo dei continenti, ma pur sempre un continente che, spaziando dall’11° al 39° parallelo, abbraccia una grande varietà di climi, dalle zone temperate ma fredde della Tasmania, all’estremo sud, al nord tropicale. Nulla di strano perciò che accanto ai deserti si trovino le foreste più antiche del mondo, di oltre 100 mln di anni di età. Quello che però affascina è l’amore degli australiani per la natura e la loro determinazione nel passare outdoor quanto più tempo possibile.  Amore che si esplica in lunghe bushwalk dove spesso si entra in contatto con la fauna che popola l’Australia, unica al mondo. Basti pensare ai casuari che abitano le fitte foreste tropicali del nord del Queensland o ai marsupiali di cui il Nuovissimo Continente detiene il monopolio assoluto. Se si ama questo tipo di incontri ravvicinati, uno dei luoghi più favorevoli  è Kangaroo Island. I suoi molteplici parchi e riserve sono l’habitat per numerose specie, alcune delle quali hanno caratteristiche del tutto particolari, dovute alla lunga separazione dell’isola dall’Australia.

Canguri, wallabies, goanna (specie di lucertoloni), echidna, koala, opossum, roditori, pipistrelli, rane e serpenti costituiscono il grosso della popolazione di Kangaroo Island.  In parte però attiva solo di notte. Per ovviare all’inconveniente si organizzano passeggiate notturne condotte da esperti  rangers ai cui occhi non sfugge quello che sfuggirebbe ai vostri. Una citazione a parte meritano i camel che non sono autoctoni, ma neppure cammelli, bensì dromedari usati dai cammellieri afghani nell’epopea dell’esplorazione dell’Australia e poi liberati, che si sono ambientati benissimo e vivono allo stato brado. Tranne quelli catturati per far vivere ai turisti l’esperienza beccheggiante della “nave del deserto” o allevati in fattorie per il brivido alimentare di una polpetta fuori serie. Si possono cavalcare in molti luoghi del red center come a Uluru o nelle Flinders Ranges o ancora su moltissime spiagge. Un po’ per il loro appellativo, un po’ per la loro presenza in riva al mare mi piace pensarli come traghettatori di colori, che ci accompagnano dal rosso al blu.

Il blu

Blu è il colore degli oceani che circondano l’Australia da ogni lato. Il cerchio più esterno, che la protegge e isola, il principale responsabile della eccezionalità della sua fauna e della sua flora, che hanno avuto uno sviluppo separato dal resto del pianeta. Ma anche una delle sue principali ricchezze. Lungo la costa del Queensland si snoda per 2600 km quel miracolo della natura che è la Grande Barriera Corallina (Great Barrier Reef). Il gigante fragile la cui sopravvivenza è messa a repentaglio da fenomeni naturali come el niño, che ogni 5-7 anni sconvolge la temperatura dei mari, dal surriscaldamento, dovuto all’effetto serra, e dall’inquinamento. Le sue acque racchiudono un arcobaleno di pesci tropicali dai colori brillante e dalle forme sorprendenti. Logico che sia uno dei luoghi più amati per lo snorkeling e perimmersioni tra le più belle al mondo.

Delle 900 isole che la ornano, autentici gioielli di verdi brillanti e bianchi accecanti, sono poche quelle abitate. Su di esse sorgono resort da sogno, che invitano a ogni sport acquatico si possa immaginare: dalla vela al windsurf, dal kayak allo sci d’acqua, dal parasailing al banana boat e a una lunga serie di diavolerie di cui neppure conosco il nome. E dove la barriera corallina non c’è ci sono avventure anche più strabilianti: comenuotare in mare aperto con i delfini a Port Stephen in New South Wales, a Rockingam in Western Australia, a Port Philip Bay nel Victoria e in numerose altre località. Ovviamente ci sono anche parchi tematici che offrono la stessa esperienza, ma nuotare con i delfini liberi è un’altra cosa. Anche se non sono proprio blu, ma tendono più  al verde, le acque dei fiumi australiani sono altrettante palestre per kayak e canoa, un paradiso per il birdwatching e un brivido per l’osservazione dei coccodrilli.

L’argento

Ci riporta all’acciaio e al vetro delle città, dove vive il 99% dei 23 milioni di australiani e dove sfumano il verde delle foreste e il blu del l’oceano.  Sono città costiere con poche tracce del passato, ma con tutti i vantaggi del presente. La loro prossimità all’oceano (con l’eccezione della capitale Canberra e di Alice Springs costruite successivamente)  racconta i luoghi degli sbarchi dei primi esploratori del continente. Le strade sono ampie, i palazzi modernissimi, molti parchi, abitanti dai tratti somatici che tradiscono mille origini e l’aria di mare che si annusa ovunque.

Sydney la capitale del New South Wales è una delle più belle città del mondo. Quando si specchia nelle acque del Paramatta River, rimescolate da mille scie di motoscafi e barche a vela prende il cuore. Uno dei panorami privilegiati delle città si ha dalla cima dell’Harbour Bridge, il più lungo ponte di acciaio a una campata al mondo. Indossando una tuta da Guerre Stellari e una imbragatura di sicurezza collegata da moschettoni  a un  filo di acciaio, i turisti possono scalare uno dei piloni e camminare tra le arcate sopra il ruggito del traffico, in un’avventura adrenalinica classificata tra le prime 10 a lmondo da Lonely Planet. La ricompensa?  Una vista stupefacente e un certificato di missione compiuta.

A Melbourne, in perenne competizione con Sydney dai tempi della scelta della capitale – fu costruita Canberra per non fare torto a nessuna delle due – potevano essere dai meno? No. E così all’88esimo piano della Eureka Tower è spuntata la più alta piattaforma panoramica dell’emisfero sud e, per esagerare, una specie di bitorzolo di cristallo sporgente tre metri dal suo profilo, chiamato The Edge, dove si prova una sensazione molto simile al volo. Perché le città australiane sono friendly ed easy e si possono vivere in un modo sconosciuto a noi, carichi di storia.

http://www.remocontro.it/2014/03/16/diversi-mondi-australia-vivere-colori/

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