EL CHAPO TRA MAZZETTE E AMANTI SPIATE

DI GUIDO OLIMPIO

Quando, nel 2016, El Chapo è stato catturato e si è iniziato a parlare della sua possibile estradizione negli Usa c’era chi avvertiva: non lo daranno mai a Washington perché può raccontare cose compromettenti. Invece l’allora presidente messicano Enrique Pena Nieto lo ha spedito oltre confine. Poi è arrivato il processo a New York contro il padrino e con lui i fuochi d’artificio, rivelazioni su rivelazioni.
L’ultima era attesa, quasi scontata. Alla sbarra è salito il colombiano Alex Cifuentes, assistente del boss per lungo tempo, pronto a lanciare la «bomba»: Joaquin Guzman ha versato una mega tangente a Pena Nieto nel 2012, cento milioni di dollari consegnati da una donna nota come Maria. Secondo la sua testimonianza il politico, prima di salire in carica, avrebbe contattato il grande ricercato offrendo un patto. Noi non ti cercheremo – è stata la proposta – ma tu mi dai 250 milioni. El Chapo avrebbe risposto offrendo meno, ma alla fine l’affare sarebbe andato in porto.

Solo che poi la storia – tutta da dimostrare – ha preso una piega diversa. Il capo di Sinaloa è stato catturato nel 2014, è evaso, con grande imbarazzo della presidenza, nel 2015 usando il tunnel scavato sotto la prigione, quindi lo hanno ripreso nel gennaio dell’anno seguente. Infine è stato «donato» agli Stati Uniti per dimostrare la piena collaborazione e allontanare sospetti di collusione.

La ricostruzione del colombiano – smentita da entourage dell’ex presidente – si è aggiunta a molte altre. Sono emersi i pagamenti a militari ed alti funzionari da parte del boss e altri gangster, gli orrori di una camera della morte costruita in modo da far defluire in fretta il sangue degli uccisi, le spedizioni massicce di droga, la flotta aerea per i carichi di coca, i contatti tra banditi e forze dell’ordine.
Più personale la decisione de El Chapo di far spiare con l’aiuto di un tecnico – che ha poi «cantato»con l’Fbi – i telefoni e i computer non solo della moglie Emma ma anche delle tante amanti. Una vera ossessione al punto da costruire un archivio. E non di rado il criminale chiamava le sue donne, le intratteneva un po’, quindi finita la conversazione si divertiva ad attivare il microfono-spia per ascoltare cosa dicessero. In un’intercettazione il capo scherza affermando che regalerà un Kalashnikov alla figlia così potrà andare con lui. Grandi disegni e piccole manie di un bandito dai molti volti.
Intanto Guzman, killer pettegolo, è stato inserito nella lista dei testimoni. Parlerà?

Da Corriere.it