IL PALLOTTOLIERE DELL’EGOISMO

DI SILVIA GARAMBOIS

C’è un tema delicatissimo, quello della disabilità, su cui il governo è intervenuto promettendo soldi a pioggia e ricavando l’ira delle famiglie. E delle mamme, soprattutto.

Pochi giorni fa, a “Radio Anch’io”, il vice premier Di Maio ha affermato: “I 260mila invalidi che percepiscono un trattamento avranno accesso al programma del reddito di cittadinanza senza doversi riqualificare per il lavoro e avranno una pensione a 780 euro se sono da soli, mentre se stanno in un nucleo familiare il nucleo avrà 1300 euro e chi è in famiglia, per esempio la mamma, avrà la possibilità di stargli vicino senza dover cercare un lavoro”.

Un elefante in una cristalleria.

Bene i soldi, ci mancherebbe, i fondi per i disabili sono sempre stati insufficienti, ma qui la sintesi è: mamme costrette a casa a seguire figli costretti a casa. Una prigione per due.

Le mamme (o meglio: le famiglie!) chiedono da tempo tutt’altro. Non reddito di cittadinanza ma che venga finalmente superato il concetto della “incollocabilità lavorativa” anche delle persone con disabilità più gravi, esattamente come si è superato il concetto di “ineducabilità scolastica”. Riconoscere appieno un diritto costituzionale, che può essere garantito studiando forme e modi: cosa in effetti più complicata che distribuire denaro (almeno fino alla prossima finanziaria), ma che garantisce a tutti di essere cittadini con uguale dignità.

Un diritto che hanno “anche” le mamme, che non si sentono affatto gratificate dalla proposta di Di Maio di poter “restare a casa” (almeno stando alle interviste fatte “a caldo” dal sito SuperAbile dell’Inail): al contrario, è necessario garantire anche alle madri (e ai padri) la possibilità di una occupazione tutelata – e torna in mente la vicenda della mamma di un ragazzino disabile licenziata da Ikea per i suoi ritardi… Per questo servono anche e soprattutto i servizi sul territorio, che invece non ci sono e sono spesso insufficienti.

Già, e poi i soldi: ma da dove arrivano? “C’è un tesoretto di 400 milioni – ha spiegato Di Maio – perché alzando la soglia dei soggiornanti a 10 anni, abbiamo ridotto la platea degli stranieri e ci avanzano questi soldi che ridistribuiremo in pensioni di cittadinanza e di invalidità e nei centri di impiego”.

No, non sono tanti quanti crede il vicepremier, in questo Paese, quelli che sono disposti a una nuova formulazione di “guerra fra poveri”: togliere i soldi ai migranti per darli a chi è disabile. A contrapporre due categorie fragili. Una mossa devastante.