LA FIBROSI POLMONARE: UNA PATOLOGIA ANCORA OGGI TARDIVAMENTE DIAGNOSTICATA

Cristina Piloto

C’è una patologia ancora oggi riconosciuta tardivamente che colpisce i polmoni: la fibrosi polmonare. È sicuramente una malattia rara, soprattutto la forma idiopatica. Tuttavia, oltre alla componente genetica, esiste anche una forma indotta (principalmente da inquinamento e fumo di sigaretta). La sintomatologia è caratterizzata da tosse persistente, mancanza di respiro e produzione di muco anomala. Se il medico sospetta la presenza di questa patologia (di solito nei pazienti che hanno più di sessanta anni), l’esame che verrà prescritto per determinarne con certezza l’eventuale presenza, è una tomografia del polmone computerizzata.
La causa è una produzione da parte di alcune cellule del tessuto polmonare di eccessive quantità di collagene, che irrigidiscono il sistema e rendono più difficile gli scambi respiratori. La terapia deve essere rapida e specifica, fino a poco tempo fa si utilizzavano cortisonici e immunosoppressori, oggi studi recenti hanno dimostrato l’efficacia di un farmaco che contrasta l’attività dei fibroblasti, cellule connettivali responsabili dell’over produzione di collagene. La diagnosi precoce rimane però la priorità, dato che l’efficacia di tale terapia dipende dallo stadio di progressione della malattia.
Si tratta si di una malattia rara, ma forse anche poco diagnosticata, visto che in Gran Bretagna, dove sono state pubblicate delle linee guida adeguate a riguardo, la percentuale di nuovi casi è aumentato del 30% (probabilmente perché prima non venivano classificati come fibrosi polmonare).
È quindi necessario prestare più attenzione verso questi sintomi caratteristici, e pensare che basta ascoltare bene con un fonendoscopio i polmoni del paziente, per avvertire eventualmente crepitii sospetti, che necessitano di controlli più accurati e magari anche di esami più approfonditi.