FRUSTRATO, DI MAIO VA IN GUERRA

DI CORRADINO MINEO

È il 22 gennaio e il manifesto scomoda Caio Giulio Cesare. De bello Gallico. Il fatto è che i giovanotti a 5Stelle, Di Maio e Di Battista, sono frustrati. Devono subire il cinismo spietato di Salvini, “i porti restano chiusi”. Capiscono che la Libia non è affatto “un porto sicuro”, anzi che sta usando i corpi di migranti come palle di cannone, li manda a morire in mare o li tortura nel deserto, per meglio spillarci soldi. Ecco che i 2 chiedono aiuto al Ministero della Propaganda dei 5Stelle, che subito gli fornisce la polpetta, purtroppo, avvelenata.
Il Franco Coloniale Francese è rimasto, in 14 paesi africani, anche dopo la rinuncia di De Gaulle alle colonie. Oggi è una moneta agganciata all’euro, che favorisce le classi più agiate e mette al riparo dalle turbolenze dei cambi, ma frena gli investimenti interni (costano troppo) e rende più grama la vita della povera gente. La sinistra francese lo dice da anni. Invece é falso che il paese di Macron ottenga un lauto profitto “coloniale” grazie al CFA. Le riserve dei 14 paesi africani, custodite presso la Banca di Francia rappresentano appena lo 0,5% del debito “gallico”. Ancora più fantasioso è legare -come ha fatto Di Maio- tale sopravvivenza “coloniale” alla crescita del flusso migratorio verso l’Italia. Una tabella del Ministero dell’Interno (sic!) dimostra quanto poco rilevanti siano gli arrivi da quei paesi.
Valeva la pena per questo, per togliersi d’impaccio, aprire una crisi con i cugini d’oltralpe? Macron ha convocato l’ambasciatrice Teresa Castaldo per spiegazioni, Moscovici ha definito “irresponsabili” le parole del Di Maio. No. Perché un’intesa con Francia, Spagna, Grecia, ci serve se non vogliamo restare in balia degli amici di Salvini (Orban Kachinsky, Kurtz, Seehofer), che non vogliono prendersi nemmeno un migrante mentre pretendono di rimandarci quelli che i passati governi avevano, furbescamente, lasciato scappare verso nord. Inoltre, per sottrarci al ricatto libico, dovremmo rimediare un accordo con l’Europa e ci serve la Francia . Conte lo ha capito, Fatto Quotidiano, no!
Il Fondo Monetario Internazionale ha citato l’Italia come uno dei fattori di rischio per l’economia del pianeta. Oh lo so, questa Christine Lagarde èuna iattura, il prezzo salato che ancora paghiamo per gli esecrabili costumi sessuali di Dominique Strauss Kahn. Ma, al netto della leggiadra inconsistenza della signora, ecco i fatti: 1) L’Italia è il fanalino di coda nell’euro-zona; crescita prevista dello 0,6% contro una media, pure ridimensionata, dell’1,6% 2) Alcune banche italiane hanno in pancia crediti non esigibili e sono già in crisi, altre, una sostanziosa quantità di titoli del nostro debito, titoli che se lo spread non scende -oggi è di 250 punti- svaluteranno il patrimonio di quegli istituti. 3) Non è affatto chiaro agli altri governi -né agli investitori- se l’Italia voglia stringere un accordo per provare a rilanciare la zona euro o se invece preferisca giocare da cavaliere solo, contando su Donald Trump.
Rebus sic stantibus, non è strano che l’Italia preoccupi. Anche se Strauss-Kahn non l’avrebbe detto, in modo pubblico e sguaiato, come ha fatto Lagarde. Credo che abbia ragione Di Maio quando dice che il reddito di cittadinanza potrebbe muovere i consumi e forse stimolare la crescita. Ma sogna a occhi aperti quando prevede un boom come negli anni 60.
In breve. La May non ha nessun piano B per la Brexit da presentare al Parlamento. Corbyn ha rotto gli indugi e proposto un voto della Camera dei Comuni sulla possibilità di tenere un secondo referendum. Anche se il laburista preferirebbe di gran lunga andare al governo per gestire, lui, una Brexit ridimensionata. La guerra commerciale, che sta provocando un rallentamento della crescita cinese, e lo shutdown, che esaspera una parte degli elettori, mettono Trump sulla graticola. Fra i democratici, si candida per le presidenziali Kamala Harris, senatrice di 54 anni (16 meno di Elisabeth Warren), che è stata “Procuratore Generale” in California ed è considerata più vicina a Obama che a Sanders. Infine Netanyahu: bombarda la Siria, sostenendo che lo fa per difendersi dall’Iran, attacca i giornalisti (tutto il mondo è paese) ma anche giudici e poliziotti. Perché potrebbe essere incriminato per corruzione prima delle elezioni anticipate del 9 aprile.