SALVINI RISCHIA DA 3 A 15 ANNI DI CARCERE

DI EMILIO MOLA

“Rischio da 3 a 15 anni di carcere per aver bloccato gli sbarchi dei clandestini”. “Continuerò a difendere i confini della patria e la sicurezza degli italiani”.

PRIMO:
I naufraghi della Diciotti non erano clandestini, né indagati sottoposti dalla magistratura ad alcuna forma di custodia cautelare (non essendoci a loro carico notizie di reato), ma naufraghi legalmente liberi col diritto di avanzare all’Italia richiesta di asilo e protezione. Diritto previsto e tutelato dalla Costituzione italiana. Chiunque faccia richiesta di asilo o protezione, pur se privo dei documenti, è da quel momento un richiedente asilo e non un clandestino. E resta libero e regolare fino a che le apposite commissioni non vagliano la sua richiesta. E trattenere contro la propria volontà persone libere di muoversi e regolari, è sequestro di persona. E non ci sono cazzi che tengano, né giustificazioni.

SECONDO:
I naufraghi della Diciotti non erano un esercito invasore. Non disponevano di armi, di esplosivi, non avevano dichiarato guerra all’Italia, non minacciavano la sicurezza degli italiani né più né meno di qualunque altro essere umano regolare o irregolare presente in Italia. Né il ministro era al corrente del loro casellario giudiziario, né a disposizione di alcuna prova tangibile della loro presunta pericolosità. E’ per questo motivo che la limitazione della libertà personale è prerogativa della magistratura e delle forze dell’ordine, ed è subordinata alla sussistenza di gravi indizi di colpevolezza, sempre vagliati dalla magistratura. Altrimenti ci sequestreremmo tutti a vicenda impunemente dicendo “eh ma pensavo che Tizio fosse una minaccia per la Patria”. No, non si fa. Nella giungla si fa, non in uno Stato di Diritto.

TERZO:
il reato di “blocco degli sbarchi” non esiste nel codice penale italiano. Esiste solo nella fervida immaginazione leghista. Quindi non rischi da 3 a 15 anni per aver “bloccato gli sbarchi”. Li rischi invece per aver privato delle persone (minori inclusi) della loro libertà.

E cioè per “sequestro di persona aggravato”. E cioè per aver commesso il reato previsto nero su bianco dall’art. 605 del codice penale italiano.

Che così recita: “Chiunque priva taluno della libertà personale è punito con la reclusione da sei mesi a otto anni. La pena è della reclusione da uno a dieci anni, se il fatto è commesso: 1) in danno di un ascendente, di un discendente, o del coniuge; 2) da un pubblico ufficiale, con abuso dei poteri inerenti alle sue funzioni.
Se il fatto di cui al primo comma è commesso in danno di un minore, si applica la pena della reclusione da tre a dodici anni. Se il fatto è commesso in presenza di taluna delle circostanze di cui al secondo comma, ovvero in danno di minore di anni quattordici o se il minore sequestrato è condotto o trattenuto all’estero, si applica la pena della reclusione da tre a quindici anni.

Inoltre, secondo quanto contestano i giudici, “il Senatore Matteo Salvini, nella sua qualità di Ministro, violando le Convenzioni internazionali in materia di soccorso in mare e le correlate norme di attuazione nazionali (Convenzione SAR, RisoluzioneMSC167-78, Direttiva SOP009/15), non consentendo senza giustificato motivo al competente Dipartimento per le Libertà Civili per l’Immigrazione – costituente articolazione del Ministero dell’Interno- di esitare tempestivamente la richiesta di POS (place of safety) presentata formalmente da IMRCC (Italian Maritime Rescue Coordination Center), bloccava la procedura di sbarco dei migranti, così determinando consapevolmente l’illegittima privazione della libertà personale di questi ultimi, costretti a rimanere in condizioni psico-fisiche critiche a bordo della nave ‘U.Diciotti’. Fatto aggravato dall’essere stato commesso da un pubblico ufficiale e con abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per essere stato commesso anche in danno di soggetti minori di età“.