ABBIAMO ABBANDONATO LA FAMIGLIA REGENI. VERGOGNIAMOCI TUTTI

DI BORIS SOLLAZZO

Una persona molto speciale mi ha insegnato che sì, si può provare nostalgia per chi o qualcosa che non hai conosciuto. Mi capita da anni con Edo Parodi: la sua famiglia, i suoi amici, le persone che riesce a riunire nel suo ricordo me lo fa sentire vicino, amico, fratello. Gli occhi di chi parla di lui, i ricordi che sgorgano da tutti, li sento dentro.
Ecco, mi è successo anche con Giulio Regeni. Quando ho parlato davanti ai genitori al Teatro India e commosso e goffo ho stretto le mani giunte della mamma, guardando quegli occhi tristi e fermi, ma sempre gentili, vergognandomi perché non faccio mai abbastanza per suo figlio. Quando ho sentito la bella audiolettera che gli ha mandato Marco Esposito (e che domani sentirete a Radiorock), quando guardo un disegno di Mauro Biani, quando vedo il film di Carlo Bonini e Giuliano Foschini Nove giorni al Cairo e capisco quanto abbiamo abbandonato quella meravigliosa famiglia.
Non dobbiamo mai smettere di vergognarci. Di essere italiani, di non aver fatto abbastanza, di permettere che la verità per Giulio è ancora solo uno slogan e non una realtà. Perché in un paese che fa dei suoi segreti le vere norme costituenti di una repubblica fondata sul lavoro oscuro di forze deviate e di interessi definiti superiori (a cosa? A una vita? A un giovane uomo intelligente e idealista? A un ragazzo che fino all’ultimo non ha rinunciato a fare la cosa giusta mentre tutti lo tradivano e avrebbero continuato a farlo anche dopo la sua morte?), è il ricordo di questa vergogna che non ci deve lasciare. I nostri genitori non hanno mai dimenticato le stragi di stato o i morti innocenti su un aereo o in una stazione, noi non dobbiamo mai dimenticare Giulio.
Se non sapremo mai chi è stato – cosa è successo è evidente da un corpo così massacrato che la mamma lo ha riconosciuto solo dalla punta del naso, ma ogni giorno si allontana di più la possibilità di scoprire i suoi aguzzini -, non dimentichiamo mai questa ingiustizia, marchiamo a fuoco la coscienza collettiva di questo paese con questa infamia, teniamo viva la ricerca della verità.
Lo dobbiamo a Giulio, che l’ha cercata fino alla fine con quel volto pulito e quegli occhi troppo pieni di fiducia.