ATALANTA – ROMA 3-3. L’ETERNA RIMONTA

DI JACOPO MORRONI

Evidentemente c’è qualcosa nell’aria di Roma. Un batterio, un virus, un gas sconosciuto, che fa sì che ogni giocatore che transiti da queste parti dimentichi l’orgoglio e l’imbarazzo. Ed è ancora una volta imbarazzante la rimonta che incassano i giallorossi in trasferta a Bergamo, contro una splendida Atalanta che, diciamocelo, poteva farne sei o sette. Un punto guadagnato per i nerazzurri e due buttati con nonchalance nel cassonetto dagli uomini di Di Francesco.

E pensare che tutto inizia con il gol di Dzeko al terzo minuto, dopo un illuminante assist al volo di petto di Zaniolo, e con la Roma subito in vantaggio. Vantaggio che diventa duplice, ancora con il bosniaco, e triplice, con El Sharaawy ancora servito magistralmente da Zaniolo. Ma fra un gol e l’altro, in realtà, c’è solo l’Atalanta, che corre, crea, preme ma spreca ogni singola occasione, collezionando alla fine solo due tiri verso lo specchio a fronte di una miriade di palloni pericolosi, occasioni sfiorate e sprecate. Eppure la Roma può dirsi cinica e resistente: piegata all’indietro riparte con cattiveria, e non a caso segna tre gol. Il primo scricchiolio è il gol di Castagne che fa 1-3, al termine del primo tempo.

Il secondo tempo è agghiacciante per i supporters giallorossi. Tornano in campo l’Atalanta ed una strana squadra di Lega Pro, che veste la giubba giallorossa. La differenza in campo fra le due squadre diventa rapidamente insostenibile: l’Atalanta domina, schiaccia i giallorossi incapaci per quarantacinque minuti di infilare tre passaggi si seguito. E allora prima Hateboer accorcia, e poi pareggia Zapata, dopo aver sbagliato fra l’altro un rigore. Da lì in poi, la Roma si difende all’angolo, senza neanche provare a reagire, sperando che la clemenza dell’avversario eviti una sconfitta che ricorda echi di un Roma – Cagliari tristemente celebre.

Sui singoli sono complimenti sperticati all’Atalanta, e parole poco lusinghiere per i giallorossi. Gomes è una furia, due assist e un misto di corsa e tecnica tanto invidiabile da chiedersi perchè non giochi in una squadra di alta fascia. Hateboer si mangia Kolarov per tutto il secondo tempo, mentre Ilicic, sprecone come non mai, fa letteralmente impazzire un pietosissimo Marcano, che necessita la costante veglia di Nzonzi, più difensore che centrocampista oggi. Dzeko segna due gol e prova a lottare quel che basta, ma nel secondo tempo resta isolato e inutile, mentre Karsdorp deve capire che fa il terzino, e che questo comprende il difendere. Forse in Olanda si può giocare solo in avanti, ma qui la cosa è ben diversa. Da segnalare in positivo solo Zaniolo, autore di due assist e spostato in ogni punto del campo: ala destra, trequartista, ala sinistra, interpretando abbastanza bene il tutto.

Ma la cosa che sorprende è come la Roma si disintegri ancora una volta nel secondo tempo. Ma non provano orgoglio? O vergogna? Pare di no, almeno dalla mollezza di passaggi e interventi degli uomini di Di Francesco. Soprattutto perchè la storia è vista e rivista. L’Atalanta merita (anzi, meritava di vincere) ma per quanto merito possiamo dare ai bergamaschi, altrettanto è il demerito della Roma. Non si può, fisicamente, passare dalle ripartenze ciniche e precise del primo tempo all’incapacità inetta del secondo.

Per lo spettatore neutrale, però, la partita è perfetta. Testa, emozionante, e lascia la lotta per il quarto posto ancora più aperta di prima. Roma, Lazio, Milan e Atalanta stessa dimostrano di non avere favorite fra loro, ma di doversi giocare ogni partita di qui alla fine. E la Roma, francamente, quasi non merita d’essere ancora in gara.