140 MILA VEDETTE CHE CONTROLLANO. LA NUOVA FRONTIERA DELLA SICUREZZA FAI DA TE

DI MARINA P0MANTE

 

L’ultima frontiera di quella che potrebbe sembrare la “psicosi della sicurezza” vede impegnati i cittadini in una sorta di osservazione costante dei propri quartieri.
Dal Veneto alle Marche si registra un crescente proliferare di questa attività.
Per mezzo di chat whatsapp e foto segnalano quello che considerano sospetto o anomalo ai capizona, anche se molto spesso le allerte producono inutili allarmismi.
Ma chi sono questi osservatori attenti che “vigilano” i quartieri, le abitazioni, i negozi? Sono gruppi di cittadini capaci, organizzati e preparati o sono semplicemente degli “impiccioni” che si cimentano in un’azione di sorveglianza? Sono semplicemente un fenomeno sociale frutto di persone che armate di smartphone osservano e segnalano attività da loro giudicate sospette e sono ben 140 mila le persone che si stima siano dedite a questa osservazione discreta.

Una sorta di servizio volontario quindi importato dal 2014 anche in Italia e rapidamente diffuso, sull’esperienza di quello svolto negli Stati Uniti d’America dove è sorto negli anni ’60.
Le adesioni avvengono con un andamento crescente e godono dell’appoggio di 400 Comuni e lo scopo è quello di rendere le città vivibili e sicure. Il dato è chiaro: circa 400 nuovi gruppi si aggiungono ogni anno agli attuali duemila gia esistenti dalla Brianza alle Marche.
Sono una via di mezzo tra ronde e solidarismo e la crescita è soprattutto nel Nord. In Lombardia, 31 mila nuclei familiari soo stati aggregati dai mille gruppi presenti nella regione.
Il proliferare dei gruppi di osservatori prolifera anche in Emilia Romagna e in Toscana e il fenomeno è gradito ai sindaci di sinistra: a Lucca è adottata un’app che permette di connettersi in tempo reale con la polizia municipale. In merito a questo fenomeno la Lega ha presentato in Parlamento una proposta di legge per promuovere e sostenere le vedette urbane.
Il motto delle vedette è : “Il miglior antifurto è il tuo vicino”. Con questo sistema le abitazioni vuote sono sempre sotto controllo. Il coordinatore di ogni zona, che di norma comprende poche vie, ha il compito di valutare e selezionare le tante segnalazioni per poi eventualmente chiamare le Forze dell’ordine e segnalare le anomalie di un certo rilievo.

Le segnalazioni permettono il solerte intervento della polizia e la risoluzione sul nascere di piccole o grandi problematiche, ma anche gli allarmismi non mancano… Si va: dagli atti vandalici, alla segnalazione di spacciatori, dalle automobili che appaiono sospette, alla richiesta di aiuto di anziani soli in casa.
L’adesione al gruppo di controllo presuppone la compilazione di un apposito modulo che viene inviato alla Prefettura, allo scopo di “arruolare” esaltati o fanatici. Questa informale rete di sorveglianza provoca un positivo effetto deterrente contro la criminalità e la microcriminalità, ma ha creato pure qualche problema, ad esempio, a Marghera sono stati segnalati in chat due uomini considerati sospetti che camminavano per strada. gli “operatori della sicurezza” hanno scattato alcune foto e le hanno condivise tra i diversi gruppi. Solo che i due “sospetti” erano un maresciallo della Guardia di Finanza ed un suo amico, i due si sono trovati immortalati su telefoni e bacheche Facebook. Un altro episodio di fraintendimento di intenzioni è capitato in Emilia Romagna, dove un furgone che distribuiva pubblicità è stato segnalato come mezzo di appoggio di un gruppo di ladri.

Il presidente dell’Associazione controllo del vicinato, Ferdinando Raffero ha spiegato che a nessuno è rihiesto di prodursi in atti eroici né di intraprendere indagini o peggio ancora di invadere la privacy altrui, ma ha precisato che tale attività costituisce unicamente uno “strumento di prevenzione nato per creare coesione sociale e una libera forma di prevenzione con regole e consulenza legale per spiegare quello che possiamo fare”.

Non tutto però riesce a “scorrere” facilmente, basti pensare che nel 2018 nella sola città di Venezia le segnalazioni sono state oltre 19 mila… Davvero troppe per una gestione costruttiva!
Sono molte le amministrazioni comunali che favoriscono queste iniziative poichè avvicinano i cittadini alle istituzioni, tuttavia qualche problema possono crearlo, come ha spiegato il primo cittadino di Roma Virginia Raggi all’indomani del ritrovamento di Desirée Mariottini, che venne uccisa lo scorso ottobre nel quartiere San Lorenzo: “Non servono ronde, ma un’attività corale che veda come perno i cittadini che forniscono indicazioni a supporto delle Forze dell’ordine”. Il rischio, in una città problematica come Roma è la deriva in fenomeni di giustizia fai-da-te con l’uso della forza senza regole per risolvere questioni di ordine pubblico e sociale. Il Capo della Polizia Franco Gabrielli ha spiegato i risvolti possibili causati da un’eventuale eccesso di protagonismo affermando che gli operatori di queste reti devono essere adeguatamente preparate per evitare di creare falsi allarmismi.

E’ il Veneto la regione dove si registra una forte presenza di questi gruppi, tra entusiasmo e qualche divisione. La questione sicurezza è molto sentita dai cittadini veneti e la Lega, alla guida della giunta, con il governatore Luca Zaia, ha anticipato che a breve tempo si procederà al varo di una legge su misura e uno stanziamento di 400 mila euro per le “dotazioni ed attrezzature riconosciute funzionali all’espletamento dei compiti” e di iniziative di “informative e di formazione anche articolate in percorsi didattici di aula e percorsi teorico-pratici”.
Ma perchè “le attività di osservazione del vicinato” hanno visto una forte diffusione nel Nord-Est? Come ha spiegato Antonella Chiavalin, pensionata e numero uno regionale dell’associazione controllo del vicinato: Tutto è scaturito dall’inizio della prima formazione di questi volontari della sicurezza, quando nel 2014 a Spinea, una località alle porte di Mestre, tre cittadini hanno dato luogo al primo gruppo. Chiavalin ha dichiarato: “Per noi è una filosofia di vita: in pochi anni siamo riusciti a far rinascere la coesione sociale, il dialogo e l’aiuto reciproco tra i nostri aderenti”.
La conseguente diffusione nella città di Venezia è stata piuttosto immediata. Sono sorti i primi gruppi nei pressi della stazione, zona di spaccio, degrado e microcriminalità. Poi, strada dopo strada, siamo arrivati a 140 aree sottoposte a vigilanza tra Laguna ed entroterra.
Un incremento così forte dei gruppi che ha indotto anche le istituzioni locali a muoversi: sono 21 i Municipi della Città che hanno sottoscritto il progetto, con Venezia capofila con 3500 famiglie aderenti.

Il “mondo” delle sentinelle che prevede l’adesione volontaria di persone dai 18 anni ai pensionati ultrasettantenni in Laguna si è spaccato dando luogo ad un clone con un simbolo simile e una conseguente incomprensione: un gruppo è la onlus ufficiale che si chiama associazione “del” controllo del vicinato. Un altro, nato nel 2018, è denominato: associazione nazionale controllo “di” vicinato.
Il nuovo controllo “di” vicinato ha però ricevuto l’imprimatur del sindaco di Venezia Brugnaro e ha incaricato il consigliere comunale e sovrintendente di polizia, Enrico Gavagnin che ha spiegato: “E’ un fenomeno interessante ma il loro animo è “protestatario” con un messaggio implicito: Voglio più sicurezza e se lo Stato non me la dà mi organizzo da solo”.

La critica di fondo è che gli operatori non sanno nulla di pubblica sicurezza e il rischio è passare dall’osservazione statica alla ronda.
E’ allora sulla formazione che sia i gruppi ufficiali che gli scissionisti puntano, per prevenire le aberrazioni come indagini private, schedatura delle persone e violazioni della privacy. Tuttavia i sospetti reciproci restano, come ha evidenziato Giorgio Naia, il referente di Mestre per il controllo del vicinato: “Questi numeri fanno gola e qualcuno cerca un bacino elettorale: per questo il Comune di Venezia ci ha messo il “cappello” e il sindaco Brugnaro si fa bello grazie al nostro volontariato. Ma noi siamo nati come apartitici e non vogliamo portare voti a nessuno”.