APRITE I PORTI, MA FATELO DAVVERO: NON E’ CON GLI SLOGAN VUOTI CHE SI BATTE SALVINI

DI GIULIO CAVALLI

Aprite i porti. Frase bellissima, ripetuta, twittata, dipinta sui cartelloni, appesa ai balconi, ostinatamente ridetta in ogni comunicato stampa, gridata al megafono, urlacciata dall’opposizione. Bene, perfetta per il pietismo e per fertilizzare l’andatura moraleggiante di un’opposizione che sfida l’irregolare ferocia del ministro dell’inferno con una (giusta, per carità) spremuta di umanità decantata, convinti davvero di poter rabbonire la belva e di riportare a più miti consigli un governo che sulla crudeltà ha costruito la sua matrice.

Eppure la partita, vista da fuori, appare piuttosto sbilanciata: i porti che non dovrebbero (e che non potrebbero) essere chiusi rimangono serrati a colpi di tweet del ministro dell’inferno che plasticamente mostra al resto del mondo quelle decine di imbarcati esposti al freddo a qualche miglio dalla costa. Qualcuno prova a urlare che no, non è regolare e non è nemmeno possibile. Gli stessi organi di giustizia, con tutta la lentezza e la burocrazia del caso, provano a fare sentire la propria voce e muovono le proprie pedine. Ma la nave (che si chiami Sea Watch 3 o che si chiami Diciotti o il nome della prossima imbarcazione respinta) rimane lì, come statua equestre del ministro dell’Interno, monumento al terrorismo (perché è terrorismo seminare terrore, anche senza bisogno di bombe). Le parole, gli aprite i porti, volano via, le persone che manifestano sono un refolo che prova a soffiare contro una montagna.

Ci sono momenti in cui la Storia chiede alla politica di essere uno scontro. Netto. Un partigianesco che letteralmente chiede di prendere posizione, di parteggiare, scegliendo di non potere fare altro che opporsi con tutte le forze con tutti metodi legittimi. È anche una patetica e banale regola di marketing: trova un nemico che ti impedisca di realizzare il tuo ideale, affrontalo, vincilo. E qui l’avversario non è antipatico, presuntuoso, fanfarone o troppo spesso tendente alla peggiore nostalgia fascista: qui l’avversario è un uomo che irride le regole, che pasteggia sulle vittime, che espone al pubblico ludibrio chi non la pensa come lui, che giocherà la messa in stato d’accusa come medaglia da appuntarsi sul petto e come anabolizzante per dividere il popolo tra sostenitori e nemici dell’Italia.

Che sia il sindaco di Siracusa o che sia il loquacissimo De Magistris o che sia il redivivo Orlando a Palermo fatene uscire uno, diamogli tutto l’appoggio possibile al di là di qualche incitamento scritto sulle proprie bacheche Facebook, i gruppi parlamentari gli offrano la protezione politica e i migliori avvocati e faccia entrare Sea Watch 3 nel proprio porto, li faccia sbarcare violando le regole come abitualmente fa Salvini

E allora? Che si fa? Aprite i porti. Ma apriteli sul serio. Davvero. Che sia il sindaco di Siracusa (ultimo in ordine di tempo) o che sia il loquacissimo De Magistris o che sia il redivivo Orlando a Palermo fatene uscire uno, diamogli tutto l’appoggio possibile al di là di qualche incitamento scritto sulle proprie bacheche Facebook, i gruppi parlamentari gli offrano la protezione politica e i migliori avvocati e faccia entrare Sea Watch 3 nel proprio porto, li faccia sbarcare violando le regole come abitualmente fa il ministro dell’inferno; si trovi qualcuno pronto a pagare le conseguenza giudiziarie di questa melma che continuiamo a ingurgitare e che ne raccolga gli onori. Si appelli, se serve, al buonsenso del padre di famiglia e si porti in tribunale le decine di trattati internazionali che valgono ormai come carta igienica. Volete diventare leader dell’opposizione? Rischiate.

Qui non si tratta più solo di interrogazioni parlamentari o di smunte dichiarazioni stampa che cozzano contro il risultato così drammaticamente tattile che Salvini ci propone ogni ora sotto gli occhi. Aprite i porti e fateli sbarcare. Volete la gente in piazza? Saranno tantissimi a esserci, lì, pronti a farsi denunciare contro un governo liberticida che sull’inazione dell’opposizione costruisce un’inesistente consenso popolare. Quelle persone sulle navi fanno schifo a molti più elettori gialloverdi di quanto sembri. C’è solo una sostanziale differenza: i razzisti alzano un polverone, fanno rumore e godono nel vedere persone stipate come sardine. Credete davvero che un hashtag li possa scalfire? C’è un sindaco che eviti di andare in televisione, un leader che vorrebbe fare il leader sul serio, che alzi il telefono, chiami il comandante della Sea Watch 3 e dia il via libera, prendendosene la responsabilità, anzi urlandola come si urlano le cose in cui si crede davvero, e gli dica di attraccare, gli dica di fottersene dell’esercito, dei carabinieri, chiami a raccolta i medici che servono per valutare rischi e condizioni dei migranti, dia da bere agli assetati e sfami gli affamati e poi si consegni, come sta simulando di voler fare il ministro bullo. Ma con la convinzione che sta facendo la cosa giusta. Consapevole che c’è la politica e l’umanità. E alla fine anche la politica lo premierà. E anche la giustizia finalmente potrà esprimersi aprendo un dibattito che costringa tutti ad essere terribilmente seri e a giocare a carte scoperte.

 

https://www.linkiesta.it/it/article/2019/01/28/seawatch-salvini-aprite-i-porti-sindaci-demagistris-orlando-italia-sir/40886/?fbclid=IwAR3m_E36yItnfnTGg6wRcAIbAPRsg5urHIfFCZty8PFjB3olAJ3b35ippXs