LA TELA DEL RAGNO. 5. 1980. L’ANNO DELLE STRAGI

DI PAOLO VARESE

Italia. Dopo gli anni degli scandali finanziari e gli esordi del terrorismo armato, nel 1980 si apre una nuova stagione di dolore per la cittadinanza. Le pistole ed i mitra continuano ad eruttare piombo, ma nuove e più spaventose catastrofi mieteranno lacrime di innocenti. La sinistra extraparlamentare e la sua controparte neofascista, vogliono imporre, ciascuno secondo le proprie modalità, le loro visioni del mondo. Si inizia a gennaio, con l’omicidio di Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Sicilia, un uomo della DC che avrebbe voluto aprire alla collaborazione con il P.C.I., e forse per questo eliminato dallo scacchiere politico. A febbraio è il turno di Vittorio Bachelet, che a Roma viene assassinato dalle BR mentre si trovava all’interno dell’Università La Sapienza. Era il vice presidente del CSM e docente universitario, di matrice democristiana anche lui. A maggio è un giornalista ad essere ucciso dalle BR, si tratta di Walter Tobagi, del Corriere della Sera, che con le sue inchieste ed i suoi libri aveva contirbuito a svelare flasità e debolezze delle BR, dei combattenti armati. Ma è a giugno che si verifica un disastro che lascia il paese con il cuore in gola e le mani giunte in preghiera. Il 27 del mese infatti, un aereo DC 9 decollato da Bologna e diretto a Palermo, scompare dai radar poco dopo le 21:00. Sarà l’inizio di un mistero ancora oggi irrisolto, anche se le tessere del macabro mosaico sono state trovate nel corso del tempo. Le ricerche partono immediatamente, e poche ore dopo vengono avvistate chiazze e rottami nel mar Tirreno. L’aereo è precipitato. Le indagini non fanno in tempo ad iniziare che, alle 12:10 del 28 giugno, una telefonata, al Corriere della Sera rivendica l’attentato da parte dei NAR. Secondo l’anonimo telefonista una bomba, imbarcata da un passeggero in realtà affiliato ai Nar, tale Marco Affatigato, era stata fatta esplodere. Ma Affatigato in realtà prestava i suoi servizi, all’epoca, ai servizi segreti francesi, e venne arrestato nel settembre dello stesso anno. Lui però negò il proprio coinvolgimento nella vicenda. Nel frattempo venne rinvenuto, il 18 luglio, un MIG libico, sulle montagne della Sila, con il corpo del pilota avvolto nel paracadute, seduto al proprio posto, non ancora in rigor mortis. Stranamente però, alcuni militari, dichiararono di aver trovato l’aereo a fine giugno, e non il 18 luglio, e che il corpo mostrava evidenti segni di decomposizione. Una serie di rimpalli giudiziari, di perizie da parte dello Stato e di controperizie da parte dei familiari delle vittime. Il Mig aveva la fusoliera crivellata, segno di uno scontro avvenuto nei cieli sopra i mari italiani, però senza conoscere l’identità degli avversari. Le testimonianze della Marina Militare statunitense inizialmente parlarono di traffico aereo regolare, poi una serie di confutazioni ed infine parziali ammissioni lasciarono aperti gli spiragli per ipotesi di un conflitto messo a tacere, con i passeggeri del DC 9 considerate come danni collaterali. Stranamente però, mentre le indagini andavano avanti, nel mese di agosto una nuova bomba fece esplodere corpi e lacrime. Alle ore 10:25 la stazione di Bologna viene dilaniata da una esplosione. 85 morti e 203 feriti. Una bomba che, secondo le indagini era stata piazzata dai NAR. Gli stessi che, casualmente, avevano rivendicato l’attentato al dc 9 Itavia. I capi storici del movimento terrorista di destra, Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, pur assumendosi la responsabilità di altri eventi di sangue, smentirono, e continuano a farlo, un coinvolgimento del loro nucleo nelle due vicende, ma purtroppo le prove indiziarie sembrano lasciare poco spazio ai dubbi. Secondo i teorici della strategia della tensione, Bologna sarebbe servita come agnello sacrificale sull’altare del depistaggio, d’altra parte i fascisti erano famosi per le bombe, quindi perché non avrebbero dovuto ripetere il primo gesto? E poi per quale motivo si sarebbe dovuto coprire uno scontro a fuoco nei cieli italiani tra libici e altre forze? In fin dei conti l’Italia non aveva conti da saldare con stati esteri, anzi, il 13 giugno era stato arrestato a New York il finanziere siciliano Michele Sindona, quindi ci si aspettavano rivelazioni importanti per scardinare il potere occulto della nazione. La tela del ragno si costruisce unendo i punti nodali.