ALIMENTI IRRADIATI: COSA SIGNIFICA?

Cristina Piloto

L’irradiazione alimentare, meglio nota come irraggiamento dei cibi, è una tecnica che utilizza radiazioni ionizzanti ad alta energia (raggi X o gamma o fasci di elettroni) per sterilizzare i cibi. Lo scopo è quello di garantire la sicurezza e l’igiene degli alimenti, riducendo la carica microbica, allungando i tempi di conservazione e prevenendo la germinazione di aglio, cipolla e patate. Non rappresenta però una pratica che può sostituire le normali misure igienico-preventive.
Il primo utilizzo è avvenuto nel 1943 negli USA (sterilizzazione degli hamburger), ma la sua diffusione è sempre stata frenata dalle preoccupazioni che desta tale tecnica. Le radiazioni ionizzanti infatti, usate anche in campo medico diagnostico e terapeutico, sono onde ad alta energia, che per le loro caratteristiche vanno ad alterare la struttura della materia biologica, causando anche danni a lungo termine. Tanto che il loro utilizzo viene ovviamente controllato secondo criteri e dosi precise. In Italia l’irraggiamento dei cibi viene regolamentato da un decreto del 2001 e la normativa copre vari aspetti (produzione, commercializzazione, importazione). Attualmente esiste nel nostro paese solo un impianto che effettua l’irraggiamento, si trova in Emilia Romagna, e l’uso che ne viene fatto è quello di procedura antigermoglio per aglio, cipolla e patate. Le confezioni dei prodotti trattati devono portare obbligatoriamente la dicitura “irradiato” o “trattato con radiazioni ionizzanti”
Ma quali sono davvero i rischi? Gli studi effettuati da FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura), AIEA (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) e OMS (Organizzazione Mondiale per la Sanità) rivelano ancora dubbi sull’utilizzo di tale pratica, anche se l’irraggiamento di qualsiasi alimento, fino ad un massimo di 10 chilogray, è ritenuto sicuro. In altri termini il cibo irradiato non diventa irradiante, ovvero in grado di trasmettere a sua volta radiazioni all’essere umano.
In attesa di nuovi studi e sperimentazioni è sempre d’obbligo valutare il rischio, e considerare se è davvero necessario adottare questa tecnica oppure continuare ad usare le misure di prevenzione igienico-sanitarie standard.