LA POLITICA SICILIANA È UNA PARODIA DI PROVINCI

DI CLAUDIO FAVA

Dopo badilate di retorica sul Parlamento più Antico del Mondo, l’Imperitura Gloria dell’Autonomia Siciliana, i Gonfaloni, le Sante, la Trinacria, lo Statuto e i consiglieri regionali ribattezzati Onorevoli Colleghi, la politica siciliana si svela finalmente per ciò che davvero è: una parodia di provincia. Con livree, inni e stendardi ma pur sempre parodia, caricatura di una nazione che di maiuscola ha solo la propria supponenza. E siccome sono siciliano da sessant’anni e non sono un guitto salviniano, se ve lo dico, per piacere, credeteci.
Altrimenti non si potrebbe spiegare il rifiuto, anzi il Rifiuto opposto dal presidente della regione Nello Musumeci al prestito dell’Annunciata di Antonello da Messina, esposta al museo Abatellis di Palermo, per una mostra internazionale sul pittore siciliano che Milano organizza a Palazzo Reale nei prossimi mesi. Il quadro più bello di Antonello, il volto di quella madonna bambina che ha raccontano al mondo più di ogni altra tela la maestria del pittore siciliano, non ci sarà. Perché al signor Musumeci non garba prestare le cose nostre senza che ce ne torni indietro qualcosa (piccioli? royalties? l’indipendenza della Sicilia? Il Palermo in Champions? Boh!). Insomma, basta fare i donatori di sangue, ha detto il presidente. E ha zittito il suo assessore che l’autorizzazione al prestito aveva firmato: quel quadro è inamovibile. Chi vuole se lo venga a vedere in Sicilia. Punto,
Sembra di stare tra le parrocchie di Regalpetra, impigliati nei comizietti al circolo dei civili tra il farmacista e il prevosto. Invece siamo a Palermo, a palazzo dei Normanni, ovvero il parlamento più antico del mondo (che qui ce lo ricordano venti volte al giorno!). A due passi dalla Cappella Palatina che mille anni fa un re (uno vero, non un farmacista di paese) adornò con scritte in arabo, greco e latino, le lingue conosciute in quel tempo, perché la bellezza e l’arte erano di tutti e a tutti dovevano parlare. Altri tempi.
Adesso si cerca di far quadrare i conti della derelitta Sicilia infilando nella finanziaria sgravi fiscali per i turisti che trasferiranno la loro residenza in Sicilia (proprio come fanno in Portogallo con i pensionati italiani che vanno a vivere laggiù). Ricette da paese. Negli stessi giorni in cui, negando a una mostra internazionale il quadro più bello del più grande pittore siciliano, ci mostriamo per ciò che siamo: soldatini con lo scolapasta in testa e la sciaboletta di latta in mano, buoni per recitare le opere dei pupi.