PROCEDERE CONTRO SALVINI? VERDETTO ENTRO DUE MESI. M5S NEL CAOS

DI CHIARA FARIGU

E’ iniziato l’iter per l’autorizzazione a procedere contro Matteo Salvini per il ‘caso Diciotti’. Stamattina si è riunita la Giunta per le Autorizzazioni, presieduta da Maurizio Gasparri, per esaminare la richiesta avanzata dal Tribunale dei ministri di Catania. Consentire al ministro di essere ascoltato: è questa la proposta avanzata dal presidente al termine della riunione. Salvini ha sette giorni di tempo per esplicitare le sue ragioni o presentare una memoria.
Successivamente la Giunta approverà una relazione da inviare all’Aula, chiamata a decidere, entro due mesi, con voto palese a maggioranza assoluta, se autorizzare o respingere la richiesta a carico del vicepremier.

Come andrà a finire? Difficile a dirsi. Troppe le incognite sul tavolo.

La gatta da pelare, diciamola tutta, è in mano ai senatori pentastellati. Obbligati, dall’inaspettata inversione a U di Salvini, a fare i conti con il loro credo politico che sempre, nei cinque anni delle scorse legislature, ha votato per il SI a procedere quando richiesto.

E così avrebbero votato anche stavolta se non fosse intervenuto il dietrofront del ministro dell’Interno con esplicita richiesta a negare l’autorizzazione dalle pagine del noto quotidiano.

Da quel preciso momento il M5S è andato in fibrillazione. Ha cominciato a vacillare. A riflettere, valutare e a spaccarsi. Diviso tra le ragioni di mantenere in piedi il governo (è chiaro che un sì a procedere sarebbe la fine dell’alleanza) e quella di mantenersi duri e puri: ci si difende nei processi, non dai processi.

I vertici appoggiano e confermano la ‘giustificazione’ di Salvini da Conte a Toninelli arrivando a Di Battista. Quest’ultimo ieri a Porta a Porta ha invitato Salvini a rinunciare all’immunità parlamentare, Di Maio lo avrebbe fatto, ha ribadito. Sostenendo tuttavia che quella fu una decisione politica del governo per mettere alla prova l’Europa e costringerla a farsi carico del problema migranti.

L’incontro serale tra Di Maio e i senatori pentastellati per fissare la linea da seguire si è concluso con un nulla di fatto. Rinunciare a dare il consenso a procedere non passa. Almeno finora. Così come non passa in Giunta la memoria di Conte-Di Maio-Toninelli sul coinvolgimento dell’intero governo. “Il nostro interlocutore è e resta il ministro Salvini. Se il governo avrà cose da dire sarà lo stesso vicepremier a riferircele, arricchendo la sua relazione”, ha precisato Gasparri.

Leggeremo le carte dei ministri 5S e del premier Conte e decideremo” dichiara Mario Giarrusso, capogruppo pentastellato in Giunta. “Se il caso andrà in Aula, voteremo sì”, gli fa eco dai microfoni di Radio Capital Carlo Sibilia.

Dire che il MoVimento stia vivendo un momento complicato è un puro eufemismo. Tra i duri e puri che non mollano, i dissidenti, il fiato sul collo degli alleati che minaccia ritorsioni, parte dell’elettorato spaesato, per i pentastellati è davvero dura. Col carico da novanta dei sondaggi che li vede perdere consenso