GOVERNO DEL FALLIMENTO, DISASTRO LEGA. E SIAMO IN RECESSIONE. ATTENZIONE: QUI CROLLA TUTTO

DI LUCIO GIORDANO

Basta Odio sociale. Nei ripetuti appelli dei giorni scorsi di Assolombarda, da parte dei suoi vertici, ci sono molti dei perchè l’Italia sia finita in  recessione , per ora solo tecnica. Per ora, appunto. Perchè la crisi economica è legata a doppio filo alla fiducia. E non può esserci fiducia, da parte delle imprese o dei consumatori,  se da un anno a questa parte il Paese è spaccato sui migranti, con  un rancore diffuso che disperde energie e concentrazione. Come dire  che se il clima è fetido, se non esiste più collaborazione tra gli italiani, anche se i fondamentali delle industrie sono sostanzialmente buoni , la recessione è inevitabile. Da che mondo è mondo, con la rozzezza e l’arroganza non si costruisce mai niente. Semmai  si distrugge, con tutto quello che ne consegue.  Non si sprecano, ad esempio,  mesi per mostrare i muscoli contro l’Europa, facendo il male dell’Italia, calando poi le braghe dopo un braccio di ferro perso.

E’ indubbio, che nella recessione certificata ieri dall’istat,  anche  la crisi che sta colpendo tutto il mondo occidentale, dagli Stati Uniti, alla Germania, Dalla Gran Bretagna alla Francia, ha il suo peso.  Insomma, l’Italia è immersa fino al collo nel pantano ma è inutile adesso dare la colpa ai governi precedenti, Berlusconi e Lega fino sette anni fa. E poi Monti, Renzi. Ognuno di loro ha delle  serie responsabilità, ed è vero.  Innegabile però  che  la situazione, in questi otto mesi, sia decisamente  peggiorata.

Errori su errori. Quello che doveva essere il governo del cambiamento, in meno di un anno  si è trasformato nel governo del fallimento. Tutto per mantenere promesse elettorali che anche un bambino di due anni avrebbe capito che sarebbero state irrealizzabili. Quota cento è un disastro. A conti fatti, mani legate dai conti in disordine. Ed è  forse anche per questo  che l’attuale ministro dell’interno ha puntato tutto sulla narrazione dei migranti, varando una legge sulla sicurezza che rende obiettivamente il PAese molto,  ma molto  meno sicuro di prima.

Già, i migranti. Sono in molti a sostenere che dietro la propaganda dell’emergenza invasione, invasione detto  molto tra virgolette, ci sia una strategia ben precisa, un sovranismo con pericolosissime implicazioni sociali democratiche ed economiche, voluto dal movimento internazionale, reazionario e di estrema destra, guidato da Steve Bannon. Sempre secondo molti, alle spalle di questo movimento c’è la lobby delle armi. Vero, falso? Giudicate voi. Quel che è certo è che sempre  più si sta facendo strada la convinzione  che il segretario della Lega abbia puntato sull’usato sicuro di un argomento che prende la pancia di diversi italiani, consapevole dell’impossibilità di mantenere, appunto,  le promesse fatte in  campagna elettorale.

Certo, è innegabile che  il ministro della propaganda,  forte di sondaggi che quest’estate lo davano in travolgente ascesa, ha tirato troppo la corda, convinto di fare il bello e il cattivo tempo dentro al governo. Cinque milioni di italiani. Questo è il numero dei nostri cannazionali che hanno votato Lega, nel marzo scorso. Un po’ poco, dunque,  per fare il bello e il cattivo tempo. Ma ai tempi della Diciotti, baldanzoso, l’attuale ministro dell’interno aveva dettato l’agenda politica su un problema umanitario eticamente di proporzioni enormi. Oggi, insomma,  processare il segretario della Lega è tutt’altro che surreale. Anzi, è un atto dovuto. Sempre più persone in Italia, più o meno la maggioranza degli italiani, sono convinte che non ci sia stato nessun interesse nazionale, nessuna difesa dei patri confini, ma solo interesse politico legato al potere . E che   si sia trattato per davvero  di un sequestro di persona.

Altro che condizionare le scelte dell’Europa sui migranti, come ufficialmente si era giustificato giorni fa  il segretario della Lega.   I magistrati hanno  fatto onestamente e scrupolosamente  il loro lavoro. Chi dissente, forse,  vorrebbe  la sovrapposizione dei poteri, vorrebbe mettere  senza tanti giri di parole la sordina al potere gudiziario e puntare dritto su un governo autoritario. A dar retta ai rumors dell’opinione pubblica  sono  in molti a sostenere che l’atteggiamento avuto dall’attuale ministro dell’interno sulla vicenda  Diciotti   sia stato ai limiti dell’eversivo Forse non è così. O forse si . Ma quel che è certo è che  lo stesso segretario della Lega, sul sequestro della Diciotti,   ha dovuto fare  marcia indietro e chiedere di non esser processato. Vuol dire probabilmente che qualcuno deve averlo fatto ragionare sui rischi giudiziari a cui stava andando incontro. Giudiziari ma anche politici. Con una condanna la sua  carriera   finirebbe in cantina.

Un rischio da tenere in considerazione. Tanto più che il Movimento 5 stelle, sulla vicenda  è spaccato. Abbiamo già affrontato l’argomento. Se non vogliono sbriciolarsi i grillini devono dire sì all’autorizzazione a procedere. Poche storie. Sottolineato ancora una volta che non esisteva nessun interesse nazionale dietro il sequestro della italianissima nave Italiana Diciotto, quindi il paragone con la sea watch muore da sè, appare evidente  che il movimento, a questo punto,  non abbia alternative. Un no  vorrebbe infatti  dire lo spappolamento elettorale dei 5 stelle. In gioco ci sarebbe la stessa sopravvivenza del partito fondato da Grillo. Conviene pur di rimanere incollati alle poltrone? Certamente no. La base è in tumulto. Sarebbe una lenta agonia, perchè chi li ha votati al grido di onestà onestà, non li voterebbe più.  Questo è certo. Il problema non è solo etico, ma  anche  e soprattutto politico. Rimanere coerenti vorrebbe  dire, in effetti, ricompattare il proprio elettorato e mettere fine alla supremazia di governo dell’alleato, a costo di andare a nuove elezioni. Perchè, inutile negarlo,  il vulnus economico e sociale dell’Italia,  risiede proprio nel partito del ministro dell’interno.

Lo scriviamo per la seconda volta: basta odio, chiede Assolombarda per ridare la speranza agli imprenditori italiani e far ripartire il Paese . Al di là della sfavorevole congiuntura economica, il Paese ha perso sin troppo tempo appresso al falso  problema dei migranti, alle false promesse elettorali. Servono investimenti sulla messa in sicurezza del territorio,  per la sanità pubblica e per la scuola, servono incentivi alle imprese e redistribuzione del reddito. Serve una potente lotta alla grande evasione fiscale,  una guerra senza quartiere alla mafia, alla ndrangheta, alla camorra. Serve anche e soprattutto rappacificare il Paese. Ma con la Lega  al governo, tutto questo  è impossibile. E, attenzione:  se continua così, qui crolla tutto.