PRINCE JERRY, NIGERIANO, AVEVA 25 ANNI. È MORTO SUICIDA PER COLPA DEL DECRETO SALVINI

DI ANGELO D’ORSI

 

Prince Jerry, nigeriano, aveva 25 anni. Era uno di “quelli” dei barconi della speranza. Era giunto nel Bel Paese nel 2016. Stava nel Centro d’accoglienza di Multedo, a Genova, città dove aveva ripreso gli studi in Chimica all’Università, non essendogli stata riconosciuta la laurea in quella materia conseguita nel paese natale. Parlava bene l’italiano. Faceva il volontario in diverse realà sociali genovesi. Aveva amici. Era un ragazzo sorridente e gentile. Era insomma, come si dice, almeno relativamente, “integrato”. Sperava di farcela. Magari a divenire un cittadino italiano, produrre, amare, pagare le tasse, votare.

Per raggiungere il suo sogno, a Jerry era stato revocato il permesso di soggiorno in Italia, ma gli era stato anche appena negato il riconoscimento dello status di rifugiato. Le sue aspirazioni sono state azzerate con un tratto di penna, in applicazione delle norme del “Decreto Sicurezza”.

Jerry non ha avuto la forza di accettare quella che era una comunque una sentenza di morte, in certo senso: avrebbe dovuto tornare in Nigeria. Ha preferito anticipare la conclusione. E ha scelto almeno di morire di sua mano, buttandosi sotto un treno a Tortona.

Il suo è un suicidio che ci parla e ci mette sotto accusa. Non è il primo tra i migranti. Temo non sarà l’ultimo. Dopo questa morte, dopo l’arresto di Domenico Lucano, e la distruzione del “modello Riace”, lo sgombero di Castel di Porto, le navi bloccate al largo con lo slogan “i porti rimangono chiusi”, e via seguitando, ci sentiamo più “sicuri”, o no?

Rinnovo l’invito a tutti i miei contatti a firmare l’Appello “Non in nostro nome”, che ho lanciato, riprendendo una frase di Camilleri, tre giorni fa. Siamo già oltre 3.000. Andiamo avanti.
La trovate su change.org.

Non serve a nulla, diranno molti. Serve almeno a sentirci meno soli in una Italia che non può essere soltanto quella di Salvini e Di Maio. Un’altra Italia esiste. Facciamolo sentire.

Facciamo sentire che c’è questa altra Italia. Specie davanti ai commenti semplicemente schifosi dei sostenitori di questo governo infame. Ne riporto uno, nello spazio di un sito che ha dato la notizia del suicidio: “La sua laurea dimostra inequivocabilmente che vengono qui solo gli africani relativamente benestanti che possono pagarsi il viaggio. QUINDI NON SCAPPANO DA NIENTE. Io non provo vergogna nel respingerli”.

Eccolo qua, l’italiano “medio”, da cui dobbiamo prendere le distanze. Ecco il razzista ignorante e becero che sostiene questo governo infame. Ecco il fascismo che riaffiora, nella sua banalità quotidiana. Credo di aver fatto bene a parlarne al Parlamento Europeo, ieri 30 gennaio.
Non rimaniamo in silenzio. Il silenzio è complicità.