CALENDA FA SUL SERIO E CON “SIAMO EUROPEI” PUNTA AL 30 PERCENTO

DI ALBERTO EVANGELISTI

Il mantra ormai consolidato fra i commentatori politici è che i giochi per le prossime europee sono praticamente scritti: 5 Stelle in calo, Lega che raddoppia i consensi e supera il 30% e opposizioni destinate ad un ruolo di mera comparsa.

L’impressione esce peraltro rafforzata dal fatto che i due principali partiti d’opposizione, PD e Forza Italia, sono tutt’altro che in fase ascendente. Il PD in particolar modo, con le beghe congressuali, Minniti si, Minniti no, Zingaretti sopra o sotto il 50%, è riuscita a trasformare la vetrina che solitamente congressi e primarie offrono, e che usualmente servono ad aumentare, almeno temporaneamente, i consensi, in una snervante saga del burocratese che certamente non ha scaldato i cuori della propria base.

Del resto, anche Forza Italia, pur in leggera ascesa dopo l’impegno diretto di Berlusconi, sembra ben lontano dalla possibilità di tornare ai valori percentuali di un tempo.

In questo quadro si inserisce l’operazione di Carlo Calenda: “Siamo Europei”.

Scrive lo stesso Calenda ai propri supporter:” In due settimane abbiamo ricevuto 150.000 adesioni. Un numero impensabile quando abbiamo lanciato #SiamoEuropei. Grazie a voi abbiamo finalmente ripreso l’iniziativa”.

L’iniziativa che fin da subito si è riproposta l’obiettivo di andare “oltre il PD”, in effetti sta suscitando l’interesse di molti, politici, osservatori e, cosa anche più importante, cittadini.

Nel fronte PD, ad esempio, quasi tutti i big di partito si sono espressi favorevolmente all’ipotesi di una lista che, alle prossime europee, superi i confini del solo PD. In realtà tuttavia, per molti di loro si può parlare di una mera operazione di marketing politico: consapevoli che il brand PD in questo momento tira poco, ritengono utile ai fini elettorali occultare il simbolo dietro qualcosa di differente.

Difficile tuttavia che Calenda, in caso di un buon risultato elettorale, accetti di ammainare le bandiere subito dopo o, ancora, che si faccia sfilare dalle mani il movimento dagli ex colleghi di partito.

Più significativo invece l’interesse che l’operazione sembra suscitare nell’elettorato moderato; a chi gli chiede se l’idea sia quella di replicare l’Ulivo, Calenda risponde “Oggi non ci sono più grandi partiti dietro, quindi la chiave è la mobilitazione popolare. L’unico grande partito è il Pd ma bisogna andare oltre il Pd, che da solo non può rappresentare tutti i cittadini che vogliono restare saldamente in serie A in Europa-precisando poi che- l’obiettivo è superare il 30%, rivolgendoci anche a elettori del centrodestra delusi da Salvini”.

A prima vista l’obiettivo dichiarato sembra alquanto difficile da raggiungere, ci sono tuttavia alcune considerazioni da fare che, in qualche modo possono venire in aiuti a Calenda.

In primo luogo, la risposta (dichiarata) della base a Siamo Europei: 150.000 adesioni in poche settimane, in un periodo in cui tutti i partiti moderati soffrono di un pesante calo di iscritti e risultati è di per sé un risultato incoraggiante.

Secondo, ma non meno significativo, è l’enorme bacino elettorale “orfano” (o che si sente tale), su cui il movimento di Calenda può effettivamente fare presa: si parla in effetti di milioni di voti che al momento sono attestati su Forza Italia (area in cui in molti non intendono abbandonarsi all’inevitabile OPA che la Lega sta facendo ai danni dell’area moderata), sul PD e su gli altri partiti, più o meno piccoli, di area moderata, oltre al serbatoio altrettanto significativo ed in continuo aumento, costituito dall’astensione.

Certamente Calenda farà fatica ad accreditarsi nelle fasce più progressiste del PD e degli altri partiti a sinistra, tuttavia non è da escludere che, almeno in piccola parte, anche da la giungano voti di chi teme che l’unica ulteriore alternativa sia il dilagare della Lega e delle politiche di estrema destra che porta avanti.

In fine, i primi sondaggi sull’operazione sono risultati molto positivi, forse più di quanto lo stesso Calenda si aspettasse, attribuendo al movimento una forbice che va dal 20, al 24%. Ovviamente, non essendo ancora il movimento strutturato, tale percentuale non va considerata come “intenzione di voto”, ma come mero interesse verso l’operazione, motivo per cui trasformare questo 20% in voti è ancora opzione tutt’altro che scontata.

Questo aspetto in particolare tuttavia, può essere considerato anche nella propria accezione positiva: la misurazione è stata effettuata su una operazione politica appena nata e non ancora strutturata. Il valore positivo ottenuto indica che chi veicola il messaggio, Calenda appunto, risulta credibile, e il progetto risulta interessante. Il discrimine fra voti potenziali e voti reali sarà dunque dato da come Siamo Europei verrà strutturata in concreto. Facile intuire che, se dovesse venir percepita come una operazione di mero riciclaggio difficilmente sfonderebbe nell’elettorato.

Come pensa Calenda di arrivare al proprio obiettivo? Sempre nella lettera inviata ai sostenitori, scrive: “L’obiettivo a febbraio è ancora uno solo: far crescere le adesioni. La sfida è che ognuno di noi convinca almeno altre dieci persone ad aderire. I mezzi sono quelli di una mobilitazione dal basso: porta a porta, incontri con amici e conoscenti, diffusione del manifesto sui nostri social, riunioni sul territorio. Arriverà presto il tempo di organizzarci, ma per ora dobbiamo ancora mobilitarci in modo spontaneo e diffuso– il tutto in attesa di marzo quando- faremo il nostro primo evento pubblico nazionale.

I primi eventi saranno, in effetti, un primo indicatore più preciso della reale portata di questo progetto che, piaccia o meno, ad oggi sembra l’unico in grado di deviare il corso della “storia già scritta” delle prossime europee.