PROVE TECNICHE DI REGIME

DI MARIO PIAZZA

Potrà anche sembrare soltanto un atteggiamento infantile o coreografico, ma i messaggi che Salvini vuole far passare attraverso la sua tronfia ed ostinata esibizione dei giacconi della Polizia rimandano senza tentennamenti a ciò che potremmo chiamare “prove tecniche di regime”.
Innanzi tutto sgombriamo il campo da un facile equivoco:
Il Ministro degli Interni non è il capo della polizia. La Polizia ha il suo vertice massimo nel Dott. Franco Gabrielli, nominato dal Presidente della Repubblica su proposta del Consiglio dei Ministri e il fatto che la nomina risalga all’Aprile del 2016, quindi proposta da ben altri ministri, ci rimanda automaticamente al punto successivo.
Il Dott. Gabrielli è a capo della Polizia di Stato, non della Polizia di Governo. Le polizie di governo esistono nei Paesi totalitari e nei romanzi di Orwell o di Bradbury. Nel mondo democratico invece i governi in carica decidono politicamente le priorità, le contingenze e le emergenze verso cui le forze dell’ordine debbano indirizzare la propria azione, sempre e comunque in piena autonomia operativa.
Tutte le forze di polizia inclusi Carabinieri, Finanza e Guardia Costiera operano per la tutela non solo di tutti i cittadini ma di chiunque si trovi in territorio italiano, e gli uomini e donne che le compongono hanno il diritto/dovere di riconoscersi nello Stato e non nel ministro di turno, meno che mai se il ministro in questione non esita a sbeffeggiare le altre istituzioni e si prodiga quotidianamente in dichiarazioni al limite della sovversione.
Se davvero Salvini vuole rendere omaggio alla Polizia aumenti i loro stipendi da fame, ristabilisca gli organici e fornisca i mezzi tecnici necessari, altro che indossare giacconi che non gli appartengono.