CONVENZIONE PD. UN NUOVO INIZIO?

DI FABIO BALDASSARRI

Ho ascoltato con attenzione gli interventi di Giachetti, Martina e Zingaretti. Ebbene: credo di poter di dire che la Convenzione del Pd acquista rilievo solo nel momento in cui Zingaretti, dopo aver condiviso alcune cose dette anche dagli altri (ma deprivate di quanto poteva conseguirne in termini di nuova proposta politica) ha il coraggio di dire testualmente: «Il problema è altro».

Dopodiché lo abbiamo sentito porre al centro del suo intervento la ricerca del dialogo con chi votava a sinistra e oggi non vota più o si rivolge altrove, il bisogno di un cambiamento nei rapporti di forza sulla base di contenuti che abbiano come priorità il lavoro e la giustizia, lo studio e la ricerca, la sostenibilità ambientale e, con le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, un’Unione che riconosca il fallimento del neoliberismo, si dia nuove regole e dia corpo a una politica di solidarietà capace di contrastare una condotta come quella, ignobile e perdente, che sta prendendo di mira i migranti nel nostro Paese.

Dunque non credo si possa fare a meno di prestare attenzione a Zingaretti se vogliamo esprimere i migliori auspici per come potrà terminare un bizzarro congresso che si riterrà concluso solo il 3 marzo (a un anno dalla sconfitta) con primarie aperte. Contando, mi pare ovvio, che almeno in seguito sia riconsiderato anche quest’assurdo modo di scegliere il segretario generale di un partito.