GREEN BOOK, UN FILM PERFETTO

DI MICHELE ANSELMI

Piace a tutti o quasi, quindi sarebbe prevedibile, facilotto, superficiale, scaltro, eccetera. Almeno su Facebook tira una strana aria attorno a “Green Book”, un film secondo me perfetto, come ho provato a scrivere in questi giorni (http://www.cinemonitor.it/38223-lautista-bianco-e-il…/). Le sale si riempiono, le persone ne parlano con simpatia, il coro positivo è unanime. Infatti in tre giorni ha superato un milione di euro al botteghino. Ma, appunto per questo, alla fine bisogna differenziarsi, fa più fico.
E così anche un cineasta e sceneggiatore acuto come Francesco Bruni, già regista del notevole “Scialla!”, scrive un lapidario e molto apprezzato post, che riprendo volentieri qui, nel quale commenta: “Tutto facile e scontato, tutto prevedibile. Tutto meravigliosamente piacevole e divertente. La sala era strapiena, la gente alla fine ha applaudito. Se davvero è così facile, facciamone di più anche noi, di film così”. Non è il solo, ho letto parecchie opinioni legate alla gradevolezza del film di Peter Farrelly, per la serie: carino, furbo, piacevole, ma insomma non esageriamo, che sarà mai ‘sto film?
Ogni gusto è lecito in fatto di cinema, s’intende, ma vorrei ricordare qui che “Green Book” non è solo un film di contrasti dentro una situazione paradossale ed estrema; certo agisce, si muove, su un tappeto di cliché, ma portando aria fresca al duetto “black and white”, sia perché è una storia presa dalla realtà, e quindi incisa sulla pelle dei personaggi-persone; sia perché lo stile è tutto in questi racconti picareschi, “on the road”, dove l’inimicizia iniziale si trasforma in fervida amicizia. Lo stile che proprio manca al cinema italiano, sempre in bilico tra narrazione corriva, andamenti punitivi e accademia arzigogolata (tranne casi rari, rarissimi). Per questo, al di là del contesto storico razzista che certo conta nel caso di “Green Book”, dubito serenamente che qualcuno in Italia sia oggi capace di girare un film così “facile e scontato”.