IL FENOMENO REPAIR CAFÈ: SI RIPARA TUTTO, NON SI BUTTA NIENTE

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

Il fenomeno è nato in Olanda nel 2009 dove una ex giornalista dopo la nascita del secondo figlio, si era resa conto di quante cose andassero buttate, sebbene potessero ancora essere utili a qualcuno. L’idea ha avuto talmente tanto successo che lo stato olandese ha deciso di finanziare queste iniziative e le ha raccolte nel Repair Cafe Foundation. Ad oggi nel Paese dei tulipani se ne contano circa trenta. In Europa sono di gran moda specie tra i giovani che colgono così un’interessante opportunità di lavoro. I Repair Cafè sono luoghi-simbolo dell’economia circolare, dove qualsiasi oggetto può essere riparato, evitando sprechi e inutili appesantimenti della catena di smaltimento dei rifiuti. In Svezia, dove la cultura del riciclo è parte integrante della politica economica governativa, è stato deciso un concreto taglio dell’Iva, dal 25 al 12 per cento sulle riparazioni, proprio per incentivare questo settore. Anche in Italia sono previsti diversi disegni di legge per incentivare questo settore ma sono fermi in Parlamento.
Nel “bel paese” i Repair Cafè sono solo quindi, ma in rete globalmente se ne contano più di 1500 e funzionano a pieno ritmo. A Roma apre il secondo e le attività si terranno solo il terzo sabato di ogni mese nel quartiere di San Paolo, presso “La Città dell’Utopia” in via Valeriano 3/f in concomitanza col mercatino di prodotti alimentari biologici organizzato dall’associazione “Terra/Terra”.
L’idea del consumismo sfrenato va via via scemando, lasciando il posto ad una consapevolezza diversa. Riparando tutti gli oggetti che altrimenti andrebbero buttati si ottiene una lunga serie di vantaggi sia per il singolo cittadino che per la comunità tutta. Oltre ad un tornaconto economico e ai vantaggi ambientali, meno rifiuti e meno materie di scarto, si aggiungono anche i vantaggi per così dire “sociali”. Sociali perché riparare insieme crea gruppo e solidarietà. Le persone che portano un articolo da aggiustare vengono accolte da un incaricato capace di fare una prima diagnosi del guasto o ritirano un numero progressivo che stabilisce l’ordine di arrivo. I volontari illustrano al proprietario dell’oggetto come si ricerca il guasto, come si smonta l’apparecchio, come si cerca di aggiustare eventuali parti rotte o se sono da sostituire. In tutto questo si cerca sempre di coinvolgere il proprietario. L’idea è quella di erudire la persona che ha portato l’oggetto circa il guasto al fine di renderlo indipendente in una successiva riparazione.
I tempi per una riparazione sono sempre un’incognita.
La durata della riparazione, ovviamente non ha tempi certi, dipende dal tipo di rottura e dall’oggetto stesso. Ogni riparatore è libero di decidere quanto tempo vuole dedicare alla riparazione e quando smettere di cercare il guasto.
Riparato il manufatto o stabilito che lo stesso è definitivamente rotto, si passa al successivo. Fermo restando che il tutto è gratis, il volontario può chiedere eventualmente un’oblazione volontaria.
Alla fine di ogni giornata i volontari si riuniscono per parlare di com’è andata la sessione del RC e confrontarsi sulle varie riparazioni e sulle difficoltà rilevate.
Gli oggetti accettati spaziano dai piccoli e grandi elettrodomestici, apparati musicali, utensili per il lavoro, bici, telefonia, pc e quant’altro. A questo si aggiunge installazione di driver, rimozione di virus, aggiornamenti dei software, ecc. Sono previsti anche piccoli lavori sartoriali escluso le materie prime. In senso lato qualunque oggetto che possa essere trasportato viene riparato. A Roma e provincia, i promotori cercano volontari per il RC di San Paolo.