IL PROSSIMO GOVERNO SARÀ QUELLO DI DI BATTISTA E ZINGARETTI

DI EMILIANO RUBBI

Salvini ha deciso che è giunto il momento di staccare la spina al governo.
I sondaggi danno la Lega attorno al 34% e, con i grillini in caduta libera e una Meloni che dà timidi segnali di crescita, ora come ora i tempi sarebbero più che maturi per togliersi di torno un alleato imbarazzante.

Adesso, però, si tratta di trovare il modo migliore per far cadere l’esecutivo addossando tutte le colpe dell’accaduto al M5S.
Negli ultimi giorni, il capitano ci ha provato prima facendo esporre i suoi alleati sull’ipotesi di essere processato e poi chiedendo di non votare l’autorizzazione a procedere contro di lui al Senato (costringendoli a rinnegare il principio grillino per cui si vota sempre contro l’immunità parlamentare), poi andando in visita a un cantiere della Tav, esponendosi a favore dell’opera e mandando su tutte le furie Dibba e soci.

C’è una differenza, però, tra le due provocazioni.
Nel primo caso, infatti, i grillini si trovano in un cul de sac: se votano a favore dell’autorizzazione a procedere, Salvini potrà agevolmente fare propaganda contro di loro, dicendo che lo hanno pugnalato alle spalle facendolo processare “per aver fatto quello che doveva fare” (sì, lo so che non è così, ma per l’elettorato grilloleghista è una scusa che regge perfettamente), nel secondo caso, invece, i grillini hanno molto meno da temere in termini di perdita di consenso.
Perché il M5S è sempre stato contrario alla TAV, uno strappo su questo tema sarebbe molto più semplice e indolore da gestire.
E infatti le risposte dei grillini alla provocazione salviniana sono state decisamente più decise e aggressive (“Torni da Berlusconi e si levi dai coglioni” – cit. Dibba).

Perché anche i grillini sapevano perfettamente che Salvini, prima o poi, avrebbe tentato di far cadere il governo e di capitalizzare il vantaggio percentuale che gli accreditano tutti i sondaggi.
Tanto è vero che le grandi manovre in casa 5 stelle sono evidenti, negli ultimi giorni.

In primo luogo è tornato a fare politica in Italia il successore designato di Di Maio, ovvero Di Battista, il Che Guevara “cuore di panna” grillino.
La Raggi ha chiesto a Tria di sgomberare Casapound (la formazione neofascista vicina a Salvini).
Fico ha incrementato le proprie esternazioni contrarie alla politica sui migranti della Lega.

È chiaro che sta avvenendo un riassetto in casa grillina.
E perché?
Perché, dall’altra parte, il candidato più accreditato a diventare il prossimo segretario del PD è Zingaretti, che è sempre stato molto “morbido” nei confronti del MoVimento, trattare con lui un proseguimento della legislatura sarebbe di sicuro più semplice che con Renzi e soci.

Il M5S, in caso di strappo con la Lega, potrebbe tranquillamente redigere un nuovo contratto e proseguire a governare col PD.
Del resto hanno sempre detto di non essere “alleati” con Salvini, ma di basarsi solo sul contratto di governo.
Infatti, alle elezioni, si erano presentati da avversari, come con il PD.
Con un po’ di capriole potrebbero farla ingoiare abbastanza facilmente ai loro elettori, specialmente in presenza di un PD derenzizzato.

Salvini, ovviamente, lo sa benissimo, ma sa anche che, se vuole strappare, lo deve fare da qui a maggio (dopo le europee), perché a quel punto i consensi inizieranno a calare per via di una manovra economica che, stando a tutte le previsioni, produrrà solo danni e scontenterà un po’ tutti.
E far cadere il governo prima delle europee, addossando ai grillini le colpe di un’alleanza “contro il volere del popolo” con il PD (visto e considerato che la Lega e il M5S non saranno comunque alleati in Europa), potrebbe addirittura rivelarsi un vantaggio in termini elettorali, per Salvini.

In ogni caso, tra gli scenari possibili, quello di un’alleanza tra M5S e PD (con tanto di nuovo contratto, ovviamente) sembra uno dei più probabili.

Io, se dovessi scommettere 20 centesimi oggi, scommetterei su un prossimo governo Di Battista / Zingaretti.

Tra al massimo 3/4 mesi (secondo me prima) vedremo se avevo ragione o no.