LA NOTTE STA PASSANDO: IL CAPITANO E IL GROTTESCO CASO DELLA LEGA IN CALABRIA

DI MARINA NERI

 

_Sono orgoglioso di essere capolista al Senato in Lazio, Calabria e Sicilia. La mia volontà è liberare questa bellissima terra dalla disoccupazione, criminalità, ‘ndrangheta, mafia…_( M.Salvini)

Un anno fa, poco prima delle elezioni politiche nel nostro paese, si ascoltava questa frase che mai orecchie meridionali avrebbero pensato di udire.

All’udir quella feral notizia molti ” terroni” fecero sentire la loro voce, altri sollevarono le spalle quasi a rassegnarsi al peggio ancora una volta.

Qualcuno si indigno’ e, dando voce al suo dissenso scrisse:”E venne il giorno della Calabria”, e’ un’ opera di Leonida Repaci.
L’Avvento di Salvini, nuovo Messia calabro, in quale parte del racconto dobbiamo inserirlo?

Quella in cui Dio, nel pieno fervore creativo, modello’ un paese a cui concesse il sole in ogni stagione o quella in cui, pervaso da dolce sonnolenza e preda del sonno divino, consentì al diavolo di fare scempio di quelle meraviglie con le calamità e le necessità?

Eppure…eppure..
Vennero i greci. E fummo Magna Grecia. Vennero i Romani e da noi chiamarono poi Italia un’intera nazione. Vennero arabi,bizantini, normanni, svevi, angioini, aragonesi, longombardi, borboni. E fummo sempre Popolo.

Crogiolo di civiltà. Intensa miscellanea di culture che nello scambio si arricchirono. Mai nessuna civiltà accusò la Calabria di latrocinio. Anzi spesso avvenne il contrario. Molti popoli ne trafugarono ricchezze, ne assorbirono magnificenza e sapienza.

Il Risorgimento fu scritto con inchiostro e fogli dei vincitori sabaudi, ma la Storia sta riabilitando la Memoria e chi era Brigante un tempo, lo elevera’ un giorno ad Eroe.

Eppure… eppure. Terroni ci chiamarono.

Non nei secoli passati. Quella è acqua che scorre e scade nell’oblio. Terroni ieri ci chiamarono ed oggi nel chiuso del quartiere della Lega Nord.

Terroni ci chiamava chi ieri riempiva l’ampolla dentro le vergini acque di sorgente del Po.

Terroni era l’ardimentoso ardire di chiamare una parte della Nazione, il mio popolo, la mia gente, Me!

Lo stesso che oggi, spudoratamente,chiede il mio Voto Terrone!

Lo stesso che oggi, spudoratamente, è Capolista della Lega ( senza più la dicitura vintage di Nord), nella mia regione.
Lo stesso che oggi, spudoratamente, dichiara di volerci liberare, dopo aver contribuito a renderci schiavi con vent’ anni di malgoverno.
Un’unica parola racchiude il senso del mio sentire nei confronti di una intera classe politica:
INCOERENZA.

Solo il significato del termine già identifica, fatte opportune piccolissime eccezioni che confermano la regola,la classe politica del momento.

Incoerenza – in filosofia termine che può indicare la mancanza di una connessione logica o etica con un comportamento precedente

Incoerenza – in edilizia, termine che indica la scarsa coesione, compattezza di un materiale
Incoerenza – nel linguaggio scientifico, termine che descrive la situazione nella quale due o più fenomeni periodici accadono con differenza di fase variabile

Incoerenza – in informatica, nell’ambito dei database, indica quando lo stesso campo o attributo ha valori diversi in tabelle diverse. Ciò si può verificare quando le tabelle non sono aggiornate o quando l’aggiornamento non è stato effettuato correttamente( cit. Wikipedia)”
Questo il Programma elettorale Implicito di ogni partito odierno e di ogni coalizione. Vige par condicio nell’incapacità.

INCOERENZA PROSTITUENTE.
Se così non fosse, Salvini non sarebbe in Calabria, camicie nere non diverrebbero rosse e viceversa, Casini non sarebbe candidato del PD, figli,fratelli,mogli di politici e inquisiti non sarebbero nelle liste….e soprattutto non vedremmo stampate sempre le stesse facce suo manifesti a rappresentarci.

Poche eccezioni con l’amara consapevolezza che una rondine non fa primavera.

Da destra a sinistra in un valzer delle ” vanità poltronistiche”.

Ma più di tutto, cari corregionali, duole la tracotanza.

Duole accettare lo schiaffo all’orgoglio di un Popolo cui viene imposta dal deus ex machina Rosatellum, la candidatura di un uomo che più degli altri, qui,in questa regione non avrebbe dovuto trovare accoglienza elettorale.

È come legittimare col Voto chi poco prima, in un tavolo imbandito a festa mi ha ingiuriato dandomi del ladro.

Chi mi ha visto derelitto e mi ha spinto nel baratro, chi mi ha visto affamato ed ha macchinato per togliermi il pane, chi mi ha visto affannato e ha brigato per farmi togliere l’ossigeno.

È vero! Se il mio popolo così vilipeso non si indigna, non protesta, siamo proprio giunti alla notte di una Terra gloriosa.

Ma io voglio ancora collocare la mia gente nell’ultima parte del racconto di Repaci:
” Utta a fa iornu c’a notti è fatta”
Si sbrighi a fare giorno che la notte è passata.
Spero che questa che stiamo vivendo sia una lunga notte che contiene in sé,però, l’alba di un nuovo giorno.”( cfr. Marina Neri)

Chi scrisse questa filippica dovette risvegliarsi il 5 marzo 2018 e constatare che il suo peggiore incubo si era avverato.

La sua terra aveva eletto il leghista, lo aveva legittimato col 6 per cento dei suffragi.

Era senatore eletto in Calabria. Un contrappasso spietato che puniva ancora una volta una terra martoriata, una terra che si era, per estrema disperazione e sfiducia nella politica locale e nelle sue espressioni, autoinflitta il martirio.

Ad un anno di distanza, oggi, la situazione sta rivelando la sua grottesca genesi e,speriamo a breve, il suo grottesco epilogo.

Lentamente ma inesorabilmente il Capitano verde sta dimostrando il suo vero volto a confermare il detto: ” il lupo perde il pelo ma non il vizio”‘

Così i ” terroni”, detti con affetto da chi ne porta lo stesso dna, e mai come oltraggio come fatto da certi giornalai, si sono risvegliati dal sonno comatoso.

Sanno che il capitano ha già messo in atto il federalismo in campo sanitario e culturale. Sanno che col contratto di governo ha tradito i No Tap, i No Muos. Sanno che ha affossato una loro eccellenza: il modello Riace in materia di immigrazione.

Sanno che le norme in materia di appalti, aumentando le possibilità di affidamenti diretti fino a 150 mila euro, agevolano la malavita organizzata.

Sanno che la possibilità di alienazione dei beni confiscati estesa ai privati di cui al decreto sicurezza, incentivano le infiltrazioni mafiose coi prestanome.

Ogni presa di coscienza, però, è risaputo, deve passare attraverso l’esperienza.

I Calabresi nella loro lunga notte hanno fatto questa macabra esperienza e il tempo rivelerà loro che il lupo non voleva salvare l’ agnello.

Sta albeggiando anche in Calabria, se ne intravedono i bagliori e i sintomi e la luce rivela, fortunatamente, ogni ipocrisia, ogni maldestro tentativo di celare la sola, inarrestabile, sete di potere che, machiavellicamente il capitano ha messo in atto e portato al successo, complice l’ignavia dei politici locali e la rassegnazione di un popolo.

All’alba, secondo Leonida Repaci,
si vince sempre, però.