INPS. TITO BOERI: CON QUOTA 100 RISCHIO DEBITO STRUTTURALE FINO A 90 MILIARDI

DI VIRGINIA MURRU

 

E’ evidente che le ragioni del Presidente dell’Istituto di Previdenza Sociale, Tito Boeri, non sono una questione di pura contrapposizione alla politica economica dell’esecutivo,  è un allarme, il suo, che peraltro scuote l’attenzione dei politici da anni.

Il Governo esultava lo scorso gennaio per il “nuovo welfare state”, ma l’Istituto presenta seri problemi per quel che concerne le risorse disponibili nel medio periodo. Tito Boeri lo aveva espresso in modo chiaro già sul finire del 2018, nel corso di un evento organizzato dalla Fondazione Umberto Eco, all’Università Bocconi di Milano, in riferimento proprio a ‘Quota 100’:

“Mancano le risorse,  in particolare per il 2020/21, secondo le simulazioni abbiamo constatato che verranno meno anche per i due terzi, rispetto al primo anno d’introduzione della misura”.

Nel medio periodo dunque, le difficoltà potrebbero diventare una vera e propria emergenza. Gli allarmi lanciati da Boeri tuttavia cadono nel vuoto, il suo mandato sta per scadere, e il Governo non aspetta altro per mettere a tacere questa sorta di “grillo parlante” scomodo e irriverente. Per rendere trasparente la gestione dell’Ente previdenziale, in seguito all’impatto con le nuove misure previste nella manovra 2019, Boeri ha messo ai raggi X l’attività dell’Inps, e i conti non tornano. I rischi d’’implosione’ ci sono, ed è inutile nascondersi dietro la compiacenza di numeri che poi dovranno misurarsi con la realtà dei mezzi disponibili.

Negli ultimi giorni le sue considerazioni sono ancora più nette, nel corso della sua audizione alla Commissione Lavoro al Senato, ha infatti sostenuto:

“Gran parte dei costi riguardanti ‘Quota 100’, peserà sulle future generazioni, se gli interventi potranno ritenersi sperimentali, per una durata di 3 anni, il debito implicito aumenterà di 38 miliardi, se la misura diventasse strutturale, il debito implicito andrebbe a sfiorare i 90 miliardi. Il debito del sistema pensionistico è dunque destinato ad aumentare, per effetto del nuovo iter di uscita anticipata, e per via del congelamento degli adeguamenti alla speranza di vita, per le pensioni anticipate.”

Per debito pensionistico implicito s’intende la valutazione del valore attuale riguardante le prestazioni pensionistiche future, secondo la normativa vigente, e al netto dei contributi da versare.

In merito al reddito di cittadinanza, ha poi sostenuto:

“Non è una novità che il 50% dei beneficiari di questa misura sono nuclei privi di reddito, comunque non redditi derivanti da lavoro, in queste categorie si celano anche evasori e i ‘sommersi totali’.  Il 30% dei beneficiari  avrà sui 9.400 euro netti, il valore mediano è di 6 mila”.

Circa la metà (dei beneficiari) sono single –  intorno ai 660 mila – per questi è prevista un’alta prestazione. Con l’obiettivo di contenere la spesa, sono state introdotte  “equivalenze restrittive”, e un tetto alquanto ridotto. Secondo le analisi del presidente Boeri, il 45% dei dipendenti privati, al Sud, dispone di redditi da lavoro netti che risultano essere al di sotto di quelli garantiti dal reddito di cittadinanza a chi ha presenta valori di reddito pari a zero.

Prima di lasciare l’incarico (il mandato scadrà a breve),  Boeri non intende nascondere nulla sulle reali possibilità in termini di risorse dell’Istituto. Boeri non vuole nemmeno lasciare ombre sulla verità che riguarda la gestione dell’Ente, non segue la logica di chi, dovendo lasciare la poltrona, preferisce i toni diplomatici, non è nella sua natura.

Egli conosce bene le problematiche interne, sa fin dove può spingersi in termini di ‘spesa compatibile’, ma è inflessibile sul versante che riguarda la Riforma Pensioni, nel mirino la Legge di Bilancio: “i soldi non bastano” . Nelle sue dichiarazioni aggiunge pure che l’Ente non deve essere commissariato.

Una freccia ogni tanto la scaglia contro il reddito di cittadinanza: “Sarà una fonte per alimentare il lavoro nero – sostiene – nonostante io sia stato sempre favorevole a misure di sostegno alla povertà, e a interventi sul reddito che favoriscano l’inclusione, ma nella normativa sul reddito di cittadinanza esistono molte incongruenze..”

Secondo Boeri c’è il rischio di non riuscire a rispettare il tetto di spesa previsto, e tacere sulle conseguenze  sarebbe davvero da irresponsabili, secondo le sue conclusioni.

Intanto, a marzo, si procederà con il taglio alle cosiddette ‘pensioni d’oro’, il  blocco delle indicizzazioni è in programma ad aprile;  il primo intervento di decurtazione accorperà tre mesi. Secondo il presidente dell’Inps è una contraddizione scagliarsi  contro la legge Fornero, e poi adottare strategie che introducono processi piuttosto simili. Uno dei tanti paradossi sulle misure previste dalla legge di Bilancio.