DIMISSIONI SI O NO. COSA C’ E’ DIETRO IL MISTERO DI CANTONE

DI MARINA NERI

 

” Mi sono sentito sopportato e siccome non sono uomo per tutte le stagioni ho meditato a lungo e poi ho capito che era arrivato il momento di tornare a fare il mio mestiere”( Raffaele Cantone)

Ha dato il via ad un valzer la dichiarazione di Cantone. Si è dimesso? Non si è dimesso?

L’indiscrezione circolata in queste ore ha creato l’ennesimo caso politico, forse ricercato da una parte e dall’altra per la sempre comoda teoria della distrazione.

Fiano e tutto il PD hanno gridato all’ ennesimo scandalo, quasi che il super magistrato fosse stato implicitamente defenestrato e costretto alle dimissioni.

Il dato certo è che il Presidente dell’ Anticorruzione ha presentato al Consiglio Superiore della Magistratura una richiesta di autorizzazione a concorrere per la guida di tre uffici di procura: Frosinone, Torre Annunziata e Perugia.

Il dato incontrovertibile è che ci sono state frizioni sin dalla prima stesura del decreto sicurezza con gli esponenti del governo giallo_verde.

Cantone, in virtù della sua esperienza e professionalità, levo’ immediatamente il suo grido puntando il dito su alcuni provvedimenti che riteneva forieri di storture e pericolose deviazioni.

Fu così che evidenzio’ l’irragionevolezza del decreto nella parte in cui prevedeva la possibilità che i beni confiscati alla mafia potessero essere messi all’asta sul libero mercato, consentendo,quindi, l’ accesso all’acquisto a privati. Riteneva il provvedimento passibile di interpretazione morbida, tale da agevolare gli acquisti a eventuali prestanome.

Fece udire il suo aperto dissenso a proposito delle norme ” spazzacorrotti” nella parte in cui, in materia di appalti, si è ampliato il tetto (prima fino a 40 mila euro) fino a 150 mila euro per gli affidamenti diretti, senza passare attraverso le garanzie di trasparenza e legalità della evidenza pubblica.

Eppure il governo proseguì a spron battuto ignorando le veementi osservazioni del Magistrato che più di tutti negli anni aveva toccato con mano i terribili meandri della corruzione e il peso che la stessa riveste in Italia soffocando ogni settore e imbrigliandolo dentro le sue spire.

Per il governo dei condoni ops del cambiamento, il problema ad un certo punto parve essere proprio ” l’Anticorruzione”.

Una situazione di chiara, vicendevole sopportazione.

Lascerà Cantone?
Probabilmente sì, stante la richiesta dallo stesso inoltrata al CSM, anche se non a breve, pur scadendo il suo mandato nel 2020.

Per sedare le polemiche e le strumentalizzazioni che stavano montando come panna nella ciotola del nulla ideologico, quale quello delle opposizioni e quello dello stesso governo, è intervenuto lo stesso Presidente dell’Anticorruzione a chiarire intenzioni e modus operandi con la chiarezza che lo ha sempre contraddistinto.

” Ho presentato domanda al Consiglio Superiore della Magistratura per altri incarichi direttivi dopo una lunga valutazione di carattere squisitamente personale ma non ho alcuna intenzione di dimettermi da presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, come riportato da alcuni organi di stampa, tanto più che l’esito della deliberazione del Csm non è affatto scontato”( Raffaele Cantone)

Strana la chiosa” non sono un uomo per tutte le stagioni”.

Bellissima nella sua antica eppure nuova valenza.

Antica perché nell’epoca del trasformismo, nell’epoca del “potere logora chi non ce l’ ha”, nella fase storica in cui si blindano le candidature per propinare senatur,quasi fosse diritto per investitura divina, nella strana alchimia politica in cui si sottoscrivono contratti di governo in cui un “Mai Con” diviene “Insieme Per”, non volere essere ” un uomo per tutte le stagioni” rende eroici, unici, autentici.

Moderna perché quel non volere vestire e svestire i panni utili per ogni stagione, smarca dalle logiche del potere e, pertanto, rende liberi.

Liberi. In un momento storico in cui ogni decisione pare imposta, in cui ogni autodeterminazione, anche quella dei popoli, viene giudicata, in cui esponenti politici dicono ai bambini, in una ” lectio magistralis” che tutto si compra e ha un prezzo, dimostrare che la libertà non si acquista e non si vende, ha un valore inestimabile, pari al costo al quale la stessa si deve difendere.