ELEZIONI IN ABRUZZO: IL PD RICOMINCIA DA LEGNINI

DI MARINA NERI

 

Domenica 10 febbraio si torna alle urne in Abruzzo. Tocca alla regione del centro Italia essere banco di prova per le compagini politiche.

E il 2019 rinnoverà altri consessi regionali. La fase precedente ogni elezione amministrativa è caratterizzata da proclami o da minimizzazioni secondo i sondaggi e il loro andamento.

La campagna elettorale negli ultimi anni ha assunto le caratteristiche ” ad personam” che hanno connotato la politica in generale, dando al nome dei candidati un’importanza maggiore rispetto che al programma.

E si è finito così per personalizzare la politica, rendere cruento l’agone e spogliare di senso ogni contenuto programmatico, che cambiando il logo che lo configura, sembra essere speculare a ogni latitudine ideologica.

Fra qualche giorno si voterà in Abruzzo. Trattasi di elezioni anticipate, convocate in seguito alle dimissioni del governatore Luciano D’Alfonso che lo scorso 4 marzo è stato eletto al Senato, tra le file del Partito Democratico.

A contendersi il titolo di governatore della Regione sono:Marco Marsilio candidato sostenuto dalle liste di Fratelli d’Italia, Lega Salvini Abruzzo, Forza Italia, Azione Politica, Unione di Centro-DC-IDeA, Giovanni Legnini sostenuto da Partito Democratico, Abruzzo in comune, Centristi per l’Europa-Solidali e Popolari per Legnini, Progressisti con Legnini-Sinistra Abruzzo-LeU, Avanti Abruzzo – Italia dei Valori, Abruzzo Insieme – Abruzzo Futuro, Legnini Presidente, Centro Democratico, Sara Marcozzi candidata sostenuta dai 5 Stelle e Stefano Flajani candidato di Casapound.

Pare che la coalizione del centro Sinistra, di norma litigiosa, divisiva e mai concorde ab origine su un nome, abbia trovato, invece, nella figura di Giovanni Legnini, la sintesi necessaria per opporre un’autorevole candidatura alle altre forze.

Originario di Roccamontepiano, il giardino della Majella, un bellissimo balcone che si affaccia sulla pendici di Montepiano, l’avvocato abruzzese ha un curriculum politico degno di nota.

La sua militanza nelle fila del partito comunista prima e nel PD successivamente, gli ha consentito di percorrere tutti i livelli della rappresentanza, cominciando dal comune di cui fu sindaco e finendo al Senato della Repubblica dove ebbe svariati incarichi fra cui la nomina a membro della 5ª Commissione Bilancio e Programmazione Economica, membro della Commissione parlamentare consultiva per l’attuazione della riforma amministrativa, membro della Commissione speciale per l’infanzia e i minori, membro della Commissione sulle immunità parlamentari.

Nel 2013 in pieno governo Letta la svolta: fu nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’ Editoria e all’attuazione del programma di governo.

Nel 2014, con amplissimo consenso venne eletto consigliere laico all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura. Era la prima volta nella storia repubblicana che un membro del Governo in carica veniva eletto nell’organo di autogoverno della magistratura.

Il trenta settembre di quello stesso anno venne eletto Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.

Sobrietà e autorevolezza sono il biglietto da visita del candidato governatore che alle fanfare elettorali ha preferito i toni pacati e la redazione di un programma atto a privilegiare non i grandi temi nazionali, bensì le esigenze del territorio facendosene portavoce.

Un percorso a contrario, dalla base al vertice e non viceversa smantellando un sistema fino al momento collaudato ma sul campo rivelatosi fallimentare.

Legnini sul cui nome neppure gli avversari hanno trovato un piccolo scheletro negli armadi è guardato da questi ultimi con rispetto ma non con sospetto.

Il candidato governatore avrebbe dichiarato di volere portare al centro della campagna elettorale l’uomo della sua terra, i valori del suo Abruzzo. L’anelito di rinascita consapevole dalle macerie. La volontà di ricostruire, fosse anche partendo da un messaggio nuovo della politica che non ha bisogno di urlare per farsi ascoltare, non ha bisogno di apparire in passerelle mediatiche, per esistere.

Le basta esserci unendo professionalità, impegno e umiltà, elementi imprescindibili, oggi, della figura del politico cui la gente aspira, molto spesso accontentandosi, invece e, sicuramente solo per disperazione, della mediocrità.
Forse l’inversione di tendenza parte proprio dall’Abruzzo. Domenica le urne diranno molto di più che il semplice nome di un vincitore.