MA POI VI CHIEDETE PERCHÉ AMIAMO SANREMO?

DI LUCA MARTINI

Dov’è l’Italia amore mio? Mi sono perso… Mi sono perso anch’io, canta Motta.
Sono due versi incastrati su un acido riff, una cosetta tra Battiato e i primi Talking Heads (esagero), che può fare da filo rosso alla prima puntata del Festival di Sanremo numero 69.
C’è tutto a Sanremo 69. Come al solito, come sempre. Il comico formato famigliare, l’attore bravissimo in visita di cortesia, la ragazza carina e spigliata che fa le imitazioni e si traveste pure bene da Mary Poppins, l’organizzatore un po’ imbalsamato (che però ha la voce più bella che mai), il super tenore internazionale che passa il testimone a suo figlio, tanti ospiti di rango, i big scatenati coi capelli tinti di blu e i rapper piacioni, il neo melodico con la chioma al vento e le band che fanno immediata simpatia.
Ma: Dov’è l’Italia amore mio? Mi sono perso… Mi sono perso anch’io. Be’ si insomma, fuori dall’Ariston non c’è più l’Italia, non c’è più proprio niente, se ne è accorto Motta, se ne accorge chiunque a serata finita metterà piede fuori dal Grande Museo Italiano allestito da stasera in Riviera. Dove tutto sommato ci si scalda ancora, si è tra galantuomini, ci si commuove per un verso o una nota, si canta e si suona, si ricordano con una lacrima i morti dell’anno (addio Fabrizio Frizzi), si rima ancora, quasi credendoci, cuore con amore.
Fuori invece c’è il buio, un enorme e cupo baraccone in recessione tecnica, un cantiere fermo, un buco in una montagna, città piene di rifiuti e di albatros alla Hitchcock, c’è gente senza qualità né scrupoli che si aggira fingendo di fare calcoli su costi e benefici e promette futuri bellissimi sul crinale che porta alla rovina.
Alcuni vestono in giacca e cravatta, e cercano di infilarsi ridicoli (su di loro) gilet gialli, altri con giacconi rubati alla polizia o all’ultimo metronotte di passaggio, inseguono gesticolando ombre scure.
Fuori dall’Ariston, sembra sia venuto giù tutto… Ma sì, fuori c’è una penisola segnata dall’odio, che ha i ponti crollati, i porti sigillati e le anime in cantina. I superstiti, chiusi in casa, aspettano degli zombie che consegnino loro famigerate tesserine di cittadinanza, ma poi alla porta busseranno solo sondaggisti. Oppure qualche candidato errante del PD in cerca di conforto.
Ha visto giusto Motta. Dov’è l’Italia amore mio? Mi sono perso… Dov’è l’amore? Ma a Sanremo, perbacco, è qui. Per questo, per quattro giorni io e un sacco di connazionali in esilio mediatico non usciremo da Sanremo, staremo barricati all’Ariston. Sappiamo fare anche noi l’analisi dei costi e dei benefici.
Nella foto, Motta canta Dov’è l’Italia, nella prima serata di Sanremo