SANREMO REWIND, CANZONE PER CANZONE. SE LO CONOSCI LO EVITI (FORSE)

DI CHIARA GUZZONATO

Sanremo 69, prima serata. Divano, copertina, nient’altro di meglio da fare, e quindi via, proviamo a guardarci questa edizione, vediamo se ci piacerà. Si inizia con una scarica di energia, con “Via” di Baglioni e i ballerini scatenatissimi sul palco dell’Ariston. Poi si riprende fiato per cominciare. Virginia Raffaele e Claudio Bisio inizialmente impacciati, si vede che non è il loro ambiente, sono abituati a far ridere e qui si presume che stiano anche un po’ seri. Convenevoli, come votare da casa (ma ci crediamo ancora al voto da casa?), non ci saranno eliminazioni (quindi bisognerà sorbirsi tutti i 24 brani fino allo sfinimento per cinque giorni di fila), Baglioni fa un discorso che vorrebbe essere poetico ma contiene talmente tante parole in –ia che ci fa venire la nausea.

Finalmente si comincia a cantare, parte Francesco Renga. Il pubblico fa un tifo da stadio, appena entra il cespuglioso cantautore parte un “sei bellissimo!” che manco ad Amici quando entrava Stefano De Martino. Quest’anno ogni brano viene preceduto da una schermata con titolo, autori, e avatar dell’artista (senza occhi). Idea originale. Dopo Renga si passa a presentare i prossimi artisti in gara, la Raffaele e Bisio hanno una fretta manco stessero perdendo il treno, ma spiegano al pubblico che “vanno di fretta perché devono cantare 24 artisti”. Quando ci addormentiamo sul divano a mezzanotte capiamo che avevano ragione.

Entrano Nino D’Angelo e Livio Cori, che quasi quasi se stavano a casa a guardarsi il festival sul divano era meglio. Nino D’Angelo stona dall’inizio alla fine, ma ricordandoci il suo “Gesù crì”, cover di “Let it be” dell’89, pensiamo che poteva pure andarci peggio. Ma via via via veloci, si prosegue con The Zen Circus, “e” aperte e fastidioso sottofondo in stile film horror. Il testo vorrebbe essere impegnato, ma il ritmo incalzante unito alla voce del frontman ci provocano un senso di inquietudine che ci distrae. Quando canta “mi spiego meglio, senza nascondermi dietro a cazzate” pensiamo sia la volta buona per cogliere il senso del brano, ma continuiamo poi a barcollare nell’ignoranza. Capiremo meglio le prossime sere.

Lo ammettiamo: abbiamo un problema con “Il Volo”. Nulla di personale, ma quelle faccette da bravi ragazzi (specialmente quella di Gianluca Ginoble) non ci sono mai andate giù, fin dai tempi di “Ti lascio una canzone” quando erano ancora degli sbarbatelli senza stile. Belle voci, ma non fateci dire di più.

È il turno della Bertè, sobria come sempre, capelli blu e minigonna ascellare (ma che gambe!). I fan ci odieranno, ma noi sentiamo solo urla sguaiate e pure stonate.

Il primo cantante intonato (a parte i ragazzi de Il Volo) è fuori gara: Andrea Bocelli, che canta “Il mare calmo della sera” insieme a Baglioni. Pure il nostro Claudio stona: non è proprio serata. Insieme al figlio Matteo, Bocelli canta poi il nuovo supersuccesso “Fall on me”, brano melodico e prevedibile.

La Raffaele ogni tanto dimentica di essere presentatrice, vorrebbe calarsi nei panni di comica e rimanerci. Con Bisio fanno come fossero a casa loro, “parla tu”, “questa è mia”, ma certo ragazzi, siete solo in Eurovisione, fate pure. Per presentare Daniele Silvestri i due “copiloti” non si coordinano molto bene e si parlano l’uno sull’altro. Silvestri non è adatto al rap, la canzone è intensa, a tratti anche interessante. Il testo è sicuramente bello, ma va riascoltata.

Un po’ fuori luogo il siparietto di un Bisio difensore dell’omonimo “capo”, che fa un appello ai cattivi giornalisti che hanno commentato le dichiarazioni sui migranti fatte da Baglioni qualche tempo fa: “Per favore, calmatevi ok? Va bene? Parliamo solo di canzoni? Va bene?”. Ah Bi’, va bene, ma sta’ tranquillo!

La prima “Amica” della serata è Federica Carta, che canta insieme al rapper Shade. Bravini, ma canzone forse un po’ ripetitiva.

Un altro brano che dovremo riascoltare per capire meglio cosa ne pensiamo è quello di Ultimo. Ni.

Finalmente un bello sketch con il ritorno di Pierfrancesco Favino. Lui e la Raffaele, questa volta sì a suo agio nei panni della tata più famosa del mondo, si esibiscono in un simpatico remix di musical (Sister Act, Mary Poppins e Bohemian Rhapsody), scambiandosi le battute dei brani e dimostrando doti canore quasi migliori di quelle dei partecipanti alla gara.

Paola Turci: la donna che parla in un modo e canta in un altro (come se avesse una patata in gola). Anche per lei ovazioni da stadio.

Negli ultimi mesi abbiamo scoperto due cose interessanti. Una: Calcutta non era solo una città dell’India, ma anche un cantante (di successo). Due: Motta non è solo una marca di gelati, ma anche un cantante (di successo? Ai posteri l’ardua sentenza). Motta canta di un’Italia “amore mio”, che ha perduto e non riesce a ritrovare. Questo ragazzo scandisce le parole in modo strano e a tratti fastidioso: mah.

È il turno di Boomdabash (sì, abbiamo dovuto guardare online come si scrive). Il testo del brano è un susseguirsi di similitudini, partendo da un “ti aspetto come”: “come mia nonna aspetta il terno/come aspetto un treno/come aspetto il sole” ecc ecc. Bocciati.

Dopo un sketch dei tre (Claudio-Claudio-Virginia)  in cui si fingono la famiglia Addams e cantano una simpatica canzoncina, è il turno di Patty Pravo (e Briga). Innanzitutto abbiamo quasi un mancamento quando la vediamo entrare coi rasta. Per cinque minuti buoni c’è un silenzio imbarazzante, pare che il pianista fosse andato a farsi un panino nell’attesa. Quando torna il brano inizia, e non è malaccio. Ma la mise di Patty…

È la volta di Cristicchi: abituati alle tematiche originali come quelle di “Studentessa universitaria” o “Ti regalerò una rosa”, questa “Abbi cura di me” sa un po’ di banale con il tema amoroso. Lui comunque interpreta bene, commovendosi addirittura.

Noi nel frattempo stiamo per crollare sul divano, ma teniamo duro: dopo il ricordo dell’amico Fabrizio Frizzi, Baglioni presenta Giorgia. Ci è voluta qualche ora, ma siamo contenti di essere rimasti svegli anche solo per sentire lei: la solita voce pazzesca, unita a un sentimento, una delicatezza… insomma, ci ridà fiducia nella canzone italiana. Dopo un medley di altri artisti (avremmo preferito ascoltare brani suoi, ma emozionante comunque), arriva il duetto con Baglioni: “Come saprei”. Le nostre orecchie riposano, cullate dalla voce armoniosa di Giorgia… fino a che non è il turno di Claudio, che di nuovo becca un paio di stecche. Ah Cla’, non è proprio serata.

E dopo Giorgia, sentire Achille Lauro, che ci sembra un Young Signorino 2- la vendetta… no. Ma proprio no. Basti questa frase: “No non è musica, è un Mirò”. Eh? L’applauso freddo del pubblico normalmente così caloroso ci dà ragione.

La voce limpida di Arisa torna a tranquillizzarci… brano originale, parte come una canzone depressa, ma si gira poi in una sorta di “Sincerità” dal ritmo allegro, per poi tornare alla fine al mood depressivo. Buon brano. E l’apparecchio non c’è più.

Dopo il momento di altissima tv durante il quale la Raffaele insegna al conduttore a fare la Dab (diventerà sicuramente un meme tra i più condivisi), con i Negrita arriviamo al nostro limite, e spegniamo tutto. Mancano ancora quasi tutti gli Amici di Maria (Nigiotti, Irama, Einar), che ci vedremo nei prossimi giorni. Uno solo siamo andati a guardare su Youtube: Irama con la sua “La ragazza con il cuore di latta”, più che altro per accertarci che non avesse scopiazzato un’altra volta da Ed Sheeran (questa volta pare di no). Non ci credete? Confrontate “Supermarket flowers” con “Che vuoi che sia” del Piumato.