ALBERTINI VOLONTARIO CON L’OPERA SAN FRANCESCO: «HO VISTO TANTA DIGNITÀ»

DI GIACOMO MEINGATI 
Demetrio Albertini è forse l’unico regista di manovra che è stato in grado, nella sua carriera al Milan, di far rivivere nei tifosi rossoneri due emozioni che avevano già vissuto con Nils Liedholm: la certezza che, tra i suoi piedi, il pallone sarebbe stato protetto come in banca, e lo stupore a ogni passaggio sbagliato, un fatto che accadeva così di rado da far gridare allo straordinario. 
Con il Milan ha vinto tutto il vincibile, tra i tanti trofei 5 scudetti e tre Champions League, e con la nazionale ha sfiorato il trionfo arrivando fino alla finale del Campionato del mondo nel 1994. Noto in campo per il suo tiro chirurgico e potente, per le sue geometrie impeccabili, per l’equilibrio che era in grado di dare alla squadra, Albertini è sempre stato noto anche per il suo costante impegno nella solidarietà, come nel 2006, quando ha devoluto l’intero incasso della sua partita d’addio all’Opera San Francesco. 
Proprio con l’Osf Demetrio Albertino ha recentemente scritto un altro capitolo del suo impegno nel sociale, partecipando all’iniziativa “Volontario per un giorno”, il progetto dell’Opera San Francesco per i poveri lanciato in occasione dei 60 anni della Onlus milanese. 
«Conosco l’Opera San Francesco da anni. – ha spiegato Albertini – Nel marzo 2006 quando ho disputato la mia partita di addio al calcio giocato ho donato l’intero incasso all’Osf. Adesso mi hanno chiesto se ero disposto a passare una giornata con i volontari. L’Opera San Francesco è una realtà da difendere in una città che è già tra le più inclusive, ma non si fa mai abbastanza».
Albertini ha prestato servizio nel reparto docce e guardaroba, e ha raccontato: «Mi sono occupato dell’accoglienza di chi viene a fare una doccia calda, consegnando asciugamano, sapone, shampoo, l’occorrente per la barba e vestiti puliti. È un settore delicato, molto più della mensa dove sono andato dopo, perché si viene a contatto con l’intimità delle persone che a volte non hanno nemmeno un posto per l’igiene personale. Alcuni mi hanno riconosciuto e abbiamo parlato del calcio di oggi e di quello di quando giocavo io. Ho trovato persone di tante nazionalità, molti provenienti dall’area balcanica e dall’Africa. Ma almeno un terzo erano italiani sopra i 55-60 anni. Questo fa riflettere molto». 
Parlando delle persone con cui ha avuto a che fare durante il volontariato Albertini ha detto: «Ho visto in queste persone una grande dignità. Mi ha colpito quella persona che ha rinunciato ad avere una felpa nuova perché ne aveva già una e voleva lasciarla a chi sarebbe venuto dopo di lui. E con questi giorni di freddo a Milano, se si rimane per strada tutto il giorno avere un indumento in più può fare la differenza».
All’ex calciatore di Milan e Barcellona è stato chiesto se non avvertisse il pericolo che il suo gesto, soprattutto in questo periodo, potesse venir frainteso o strumentalizzato, ma lui ha spiegato di non essersi fatto questo scrupolo. «Non mi interessa. – ha detto – Io ho dato il mio contributo con il cuore. In casi come questo i calciatori e i dirigenti non devono aver paura di esporsi a critiche. Per veicolare una buona azione il loro esempio è importante. 
C’è chi dice che la beneficienza si fa in silenzio. È una posizione che rispetto, ma secondo me se un “personaggio pubblico” fa del bene, è giusto che si venga a saperlo se raccontato nel modo corretto. L’esempio in questo caso è importante perché è contagioso».