I PAPÀ DI IGOR MAJ E PIETRO ALLEGRA PARLANO DEL BLACKOUT A SCUOLA: “GIOCO MORTALE SUL WEB”

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

 

Insieme tra le lacrime, sul palco del liceo Moreschi, parlano i papà di Igor e Pietro i due ragazzi morti in un tragico gioco, il blackout, una pratica che prevede di soffocarsi per poco tempo così da sperimentare la sensazione di euforia provocata dal sangue e dall’ossigeno che ritornano al cervello. Quei due papà non si erano mai visti, eppure si sono ritrovati ad abbracciarsi per consolarsi da un dolore troppo grande: la perdita di un figlio in un gioco mortale. Il lutto ha segnato le loro esistenze a quattro mesi di distanza uno dall’altro. Pietro Allegra, figlio di Bruno, aveva vent’anni, lo scorso 27 maggio. Igor Maj invece ne aveva quattordici, il 6 settembre. Tutti e due sono stati trovati esanimi nella loro casa. Avevano cercato su Youtube le parole «sfida-ragazzi». Hanno sfortunatamente trovato «cinque challenge pericolosissime che vanno di moda». Una voce proferiva: «si rischia di finire molto male». L’adolescente immediatamente si sente catapultato in un mondo virtuale, in bilico tra realtà e fantasia dove lui stesso diviene attore protagonista di un gioco troppo pericoloso. Una spirale da cui diviene quasi impossibile sfuggire.
Di Pietro non si era mai parlato, all’epoca si ipotizzò addirittura il suicidio. Due storie molto diverse ma con lo stesso finale. Una domanda tormenta entrambi i genitori: se si fosse parlato di Pietro, la tragedia di Igor si sarebbe potuta evitare?. I papà in piedi, affermano convinti: «siamo qui per dare un senso al nostro messaggio di dolore. Dio solo sa la fatica che si fa a raccontare tragedie così personali» Ramon, prosegue: «D’istinto volevo solo fermare il tempo. Rimanere nascosto, immobile. Non fare passi avanti che potevano separarmi ancora di più dai giorni in cui mio figlio ancora c’era. Eppure lo sforzo vale la pena, se possiamo ridurre anche di poco il rischio che queste tragedie si ripetano. Ci sono rischi di cui ancora, nonostante quello che accade, siamo ignari». All’unisono si associa Bruno: «un inganno, una trappola online si è portata via i nostri ragazzi. Pietro era il maggiore dei miei due figli. Gli scout, l’oratorio, l’istituto professionale dove studiava, la vita normale. Quella domenica io e il fratello non eravamo a casa, lui aveva da studiare e poi un impegno con gli amici…I giovani non devono confondere il web con un compagno: è lui che li confonde».
Allo stesso moodo Igor, primo di tre fratelli, era a casa da solo. Entrambe le famiglie avevano parlato ai loro figli dei rischi delle droghe e dei selfieestremi. L’associazione che va nelle scuole, Iisfa Educ@tional, composta anche da magistrati ed esperti di informatica forense, punta a sanare l’impreparazione, come spiegano il presidente Gerardo Costabile e il sostituto procuratore Francesco Cajani, con i docenti della Cattolica Stefano Pasta e Massimiliano Andreoletti. «Dobbiamo stare attenti ai campanelli d’allarme, imparare il linguaggio del web, anticipare il pericolo. La paura deve lasciare il posto all’informazione. Ai giovani la rete regala un mondo ricco e prezioso ma pericolosissimo e noi, insieme a loro, lo dobbiamo conoscere» sono le parole con cui i due genitori hanno concluso il loro intervento a scuola, nella speranza che ciò che è accaduto ai loro figli non accada a nessun’altro e che nessun altro genitore possa provare un dolore tanto grande.