PADRE DALL’OGLIO SAREBBE VIVO, PRIGIONIERO DELL’IS

DI MONICA TRIGLIA

“Paolo dove sei, con chi sei, stai parlando o stai tacendo, magari hai qualcuno che ti sta ascoltando. Forse hai paura lì da solo, chissà cosa pensi…”. Sono le parole del brano rap intitolato “Abuna Paolo”, composto da Pietro Dall’Oglio, musicista e fratello del gesuita Paolo, sequestrato a Raqqa, in Siria, il 29 luglio 2013.

Oggi sulla sorte di padre Dall’Oglio, di cui non sono mai più avute notizie certe, si torna a sperare, almeno un po’. Secondo il quotidiano inglese Times, che ha raccolto fonti curde, il sacerdote sarebbe ancora vivo e oggetto di una trattativa che lo Stato islamico avrebbe intavolato per sfuggire all’annientamento in una delle ultime sacche di territorio sotto il suo controllo.

Insieme a Dall’Oglio, la trattativa vedrebbe anche altri due sequestrati: il giornalista britannico John Cantlie e un’infermiera della Croce Rossa dalla Nuova Zelanda. L’Is, secondo quanto riportato dal giornale, starebbe cercando un accordo con le forze curdo-arabe sostenute dagli Stati Uniti che li circondano, chiedendo in cambio della liberazione degli ostaggi un passaggio sicuro verso un’area del deserto controllata dall’Is al di là dell’Eufrate.

Tutti e tre gli ostaggi sarebbero stati citati, sostengono le fonti curdo siriane riportate da Times, da prigionieri Is e dalle loro famiglie, catturati recentemente mentre cercavano di fuggire dall’assedio della città di Foqani Baghuz.

Notizie che fanno sperare ma sono anche da prendere con grandissima cautela. L’Osservatorio per i diritti umani in Siria, organizzazione informativa con sede a Londra con riferimenti sul terreno in Siria, smentisce l’esistenza della trattativa. E il Vaticano precisa di non avere alcun riscontro. «Sarebbe una bellissima notizia se risultasse vera» commenta all’AdnKronos il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco. «Ci speriamo tutti, ora aspettiamo. Sono cinque anni e mezzo che seguiamo piste, anche le più impossibili, ma purtroppo non c’è mai stato niente di concreto, nemmeno un centimetro quadrato su cui basarsi sia in senso positivo sia negativo». La speranza, secondo il cardinale, nasce dopo l’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di voler “pulire” tutta l’area della Siria ancora in mano all’Is. «Allora ho fatto questo pensiero» dice il cardinale. «Ora verrà fuori se è vero che ci sono degli ostaggi».

Paolo Dall’Oglio, 64 anni, romano, ha trascorso metà della sua vita in Siria, a Deir Mar Musa, dove ha fondato la comunità monastica di Mar Musa dedita al dialogo interreligioso. Nel giugno 2012 è stato espulso dal governo di Bashar al-Assad per aver incontrato membri dell’opposizione e criticato le azioni del regime nella guerra siriana. Dopo qualche mese nel Kurdistan iracheno, è rientrato in Siria. E’ stato rapito mentre si trovava a Raqqa, in quella che era la capitale dell’autoproclamato “califfato” di Abu Bakr al-Baghdadi, dove si era recato per prendere parte a un raduno promosso da un gruppo di studenti del posto.

Nessuno, che si sappia, ha mai rivendicato il sequestro, e del sacerdote non si è più saputo nulla. In passato sono circolate voci mai confermate sulla sua prigionia in un carcere dell’Is nell’area di Aleppo e anche sulla sua morte.

Dopo il rapimento il fratello Pietro gli ha dedicato un rap intitolato “Abuna Paolo”, perché così Dall’Oglio veniva chiamavano in Siria. «Ciò che sogno» ha detto Pietro Dall’Oglio in un’intervista di qualche mese fa «è che qualche leader dello Stato Islamico tenga in ostaggio mio fratello e lo usi come lasciapassare finale per salvarsi la vita. Questa è la mia speranza e forse l’unico appiglio che ho». Una speranza quasi impossibile. Ma che oggi riprende vigore.