POLITICA TRASH. ADESSO C’E’ DIBBA CHE MARCA SALVINI

DI CHIARA FARIGU

Il ritorno del Dibba, inutile negarlo, qualche mal di pancia al vicepremier leghista lo sta provocando eccome. Dei botta e risposta fra i due si sta perdendo il conto e altri ce ne saranno fino alle europee.

Perchè a lui, al pasionario del MoVimento, quella spocchia mista ad arroganza di quell’ingombrante alleato di governo, che oltretutto tende ad offuscare la luce dei 5S non va proprio giù.

E così ha deciso di indossare le vesti del fido scudiero, l’amico fraterno Luigi, nonché ministro del Lavoro e dello Sviluppo. Dove Il vicepremier non può e non vuole, per ragioni istituzionali o di convenienza, vallo a sapere, arriva l’affondo di Di Battista.

Se Luigi lascia intendere che i 5S voteranno compatti in Giunta sul ‘caso Diciotti’, Alessandro non manca di sottolineare che a parti invertite il grillino rinuncerebbe all’immunità per farsi processare come un comune cittadino. Dello stesso avviso Fico, l’anima più a sinistra del MoVimento che non la manda sui provvedimenti presi dal governo ma voluti da Salvini.

Ma è sulla Tav lo scontro più duro: non s’ha da fare per pentastellati, si spende di più a chiudere il tunnel che a finirlo per i leghisti.

Su questo il Dibba, da Chieti ha picchiato duro: “La Tav è una stronzata, non serve ai cittadini, se la Lega intende andare avanti tornasse pure da Berlusconi e non rompesse i c…”. La Tav è una supercazzola, rincara Di Maio da Ortona ‘finche i 5S staranno al governo non se ne parla’.

E lui, Salvini, accerchiato dalla morsa pentastellata (forte del fatto di avere il pallino in mano sul caso Diciotti), da un lato insiste sulla necessità di completare l’opera perché l’Italia intera ne ha bisogno, e dall’altra pronto a sostenere che poi si troverà l’intesa.

Un colpo al cerchio ed uno alla botte. Sferrato in Abruzzo dove i tre sono giunti in soccorso dei loro candidati in vista delle imminenti elezioni regionali.

A Giulianova Salvini non ha mancato di indossare la maglia della squadra di calcio che ha mandato su tutte le furie il club calcistico: ‘La maglia è sacra, ci dissociamo. Non è il nostro capitano’, scrive su Facebook.

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In lite tra loro i tre vengono contestati, a vario titolo, dagli abruzzesi, popolo fiero che dalla politica ha preso più fregature che agevolazioni. Come quest’ultima sulle trivelle che in Abruzzo dà lavoro a 3000 persone ma che ora, dopo la decisione del governo di mettere gli appalti in stand by, rischiano di perdere.

L’ultima sulla Tav è fresca di giornata. “Bizzarro che Parigi abbia già l’analisi costi/benefici mentre io ancora no”, incalza Salvini alla notizia che il Mit abbia inviato il dossier sulla Torino-Lione in Francia. “Tranquillo, gli risponde Di Maio, non l’ho letta neanche io”.

Una fiction stucchevole della quale non s’intravede la parola fine. O forse sì. Chi la scriverà però è tutto da vedere

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