STADIO DELLA ROMA. UNA STUCCHEVOLE SCENEGGIATA

DI SANDRO MEDICI

La gigantesca manfrina che è stata inscenata dalla sindaca Raggi per annunciare il definitivo sì allo stadio di mr. Pallotta è un ulteriore sintomo del degrado della politica, tanto grottesco quanto sgraziato. E non tanto per la scelta urbanistica in sé (tutti sapevamo che i cinquestelle avevano ampiamente deciso di rilasciare le apposite e generose concessioni edilizie), ma per l’oscena pantomima che ci hanno propinato: una brodaglia di cialtronaggine, insipienza e tanta, tantissima ipocrisia.
Una stucchevole sceneggiata, al cui centro ha suo malgrado zigzagato la salvifica perizia del Politecnico di Torino. E si può solo immaginare quanto sia stata nelle sue conclusioni attenuata, smussata, sminuita. Poiché è evidente che la valutazione dell’Ateneo torinese sull’impatto dell’opera risulta negativo (“catastrofico” – era stato categoricamente definito). Peraltro, coincidente con quanto sostenuto dai tanti che si erano accostati al progetto, urbanisti, tecnici comunali, comitati di quartiere, gli stessi abitanti della zona e, non ultimo, l’ex assessore Berdini, estromesso dalla giunta esattamente per i suoi rilievi critici. E detto per inciso, e alla luce dei pareri unanimemente convergenti, davvero non si capisce la ragione dell’essersi rivolti al Politecnico piemontese, quando sarebbe bastato ascoltare i propri tecnici, i propri esperti, o farsi un giro tra Decima e Tor Di Valle. Per capire che il peso urbanistico di quello stadio è insostenibile, e che non basteranno a renderlo accessibile né le due ferrovie urbane né nuovi ponti, svincoli e rampe. Quelle infrastrutture cioè che nel più voluminoso progetto della giunta Marino avrebbe dovuto realizzare l’impresa costruttrice e che, ridotte le cubature e sottratti i relativi oneri, dovranno ora essere finanziate da investimenti pubblici, cioè con le nostre rimesse fiscali.
Crudele destino, il nostro: essere costretti a scegliere tra un incremento di volumetrie per assicurare le opere pubbliche, o attenuare l’impatto edilizio e pagarsi i trasporti, le strade e i servizi.
Per realizzare lo stadio c’era però una terza scelta, che ovviamente è stata sdegnosamente esclusa, sia dal centrosinistra che dai cinquestelle. Edificare l’impianto su un terreno pubblico: avrebbe ridotto i costi e dunque i profitti e addirittura eliminato le rendite. Una soluzione improponibile per una politica asservita al mercato.