TUTTI CON SALVINI. COSÌ I 5S FIRMANO IL LORO SUICIDIO POLITICO

DI ANGELO D’ORSI

 

Dunque l’Esecutivo, richiamandosi a un atto extracostituzionale come il famigerato “Contratto di governo”, si schiera intorno al suo vero capo, Matteo Salvini, il “capitano”, per impedire che venga processato. Ancora una volta i Cinquestelle tradiscono il loro mandato, rinunciano ai punti qualificanti della loro ragione sociale, e si piegano al più forte, seguendo le linee di un tradizionalissimo modo di fare politica, che abbiamo constato mille volte divenire facilmente principio di governo: l’opportunismo. Si tratta tuttavia non di un orientamento politico, bensì di un espediente che ha sempre il fiato corto. E nel corpo del movimento di Grillo e Casaleggio persiste una insofferenza impotente: tutti comprendono che rompere con la Lega porterebbe a nuove elezioni in cui alla crescita dell’alleato (che tornerebbe ad essere competitor) farebbe da corrispettivo una caduta di consensi del movimento.
Procedendo su questa strada l’emorragia di fiducia nella leadership è inarrestabile. Insomma, una situazione dilemmatica, in termini di filosofia analitica: due opzioni entrambe negative, sono l’inquietante scenario del M5S. E i rulli di tamburo e gli squilli di tromba con cui si è annunciato urbi et orbi l’avvio (non ancora effettivo, beninteso!) del “reddito di cittadinanza” con una messa in scena pacchiana, non sono certo sufficienti al recupero della fiducia interna e del consenso esterno. Anzi: le critiche al decreto sono numerose, in seno al movimento, oltre che all’esterno, dove ormai, l’intero arco politico bersaglia impietosamente il governo Lega-Cinquestelle e le sue incessanti trovate spettacolari quanto inconcludenti.
Si aggiungano le pessime notizie che giungono sul fronte economico, la guerricciola diplomatica con i cugini d’Oltralpe, la persistente irritazione della Commissione Europea, e il quadro appare drammatico, per Di Maio, mentre il suo sodale rivale Salvini se la gode. E quest’ultimo risultato che è un evidente successo politico per lui, rappresenta in parallelo un nuovo insuccesso per l’altro. In teoria tutto è ancora possibile con una votazione in Aula che conceda l’autorizzazione al processo, magari nell’imminenza delle Elezioni europee del maggio, quando si tratterà di ricuperare un minimo di identità, per i Cinquestelle, smarcandosi dalla Lega. Ma intanto i suoi rappresentanti, contraddicendosi tra di loro e ciascuno tra sé e sé, dimostrano la pochezza dell’intero movimento, e ne certificano l’inesorabile declino.
Nella vicenda fa sentire la sua flebile voce “l’avvocato del popolo”, Giuseppe Conte, costretto, penosamente, a ricordare di essere il “Presidente del Consiglio”, e come se fosse un titolo di merito attribuisce all’intero Esecutivo, e dunque a se stesso che ne è almeno formalmente il responsabile, una decisione che va segnata tutta come di Matteo Salvini, ossia quella di bloccare in mare la nave Diciotti con tutti i suoi passeggeri equipaggio compreso. Un sequestro di persona in piena regola, di cui è difficile trovare traccia nel passato anche remoto, che rompe regole giuridiche, consuetudini politiche, e fa dalla malvagità una bandiera da agitare per accrescere visibilità e consenso.
Come Benito Mussolini il 3 gennaio 1925, assumeva la responsabilità di tutto quanto era accaduto (dall’omicidio Matteotti in avanti), così anche Conte (insieme al vice Di Maio e al titolare delle Infrastrutture Toninelli), rivendica sulla “squadra di governo” quella decisione efferata, che, asserisce, con assoluto sprezzo del ridicolo “in attuazione di un indirizzo politico-internazionale”, e nel rispetto del contratto di governo.
La vera notizia oggi, non è la probabile archiviazione del procedimento contro Matteo Salvini, ma il preannuncio di morte del Movimento di Grillo. Una morte volontaria, anche se qualche recalcitrante c’è, e vorrebbe rimanere a galla. Ma la zavorra è troppa, e non è difficile prevedere che anche i Fico ne saranno sommersi.