IL CHIEVO C’E’ PER DIECI MINUTI, LA ROMA RITROVA I TRE PUNTI: 0-3

DI JACOPO MORRONI

Finisce per 0-3 l’anticipo del venerdì sera fra Chievo Verona e Roma, con i giallorossi che tornano ai tre punti dopo il pari con il Milan e la catastrofe fiorentina. Una Roma ordinata, precisa nonostante le defezioni di Olsen e Manolas, e con tratti marcati di vivacità. Per il Chievo invece la salvezza è sempre più un miraggio, con soli nove punti in classifica, al netto della penalizzazione; quella che già alla prima giornata sembrava una missione ardua, ora appare impossibile.

 

Se il buongiorno si vede dal mattino, per la Roma gli auspici sono i migliori sin da inizio gara. Bastano otto minuti ad El Sharaawy per segnare, imbeccato in profondità da Nzonzi, penetrando nell’area con la difesa alle calcagna. E’ bravo l’esterno sinistro, perché dopo una prima esitazione, costretto a decentrarsi riesce a battere Sorrentino con un colpo preciso sotto la traversa. Uno a zero e Chiavo che si piega un po’ sulle gambe, sorpreso da una Roma sorniona ma pronta a verticalizzare.  E anche Dzeko decide di provarci, entrando in area da rigore dalla destra, rientrando sul mancino con una finta che manda lungo Hetemaj, e rifilando un mancino al veleno al povero Sorrentino, che nulla può fare. La Roma trova in diciotto minuti il doppio vantaggio, e decide che per il momento può accontentarsi, lasciando l’iniziativa al Chievo. I veronesi tentano di alzare i ritmi, e la Roma priva del suo pilastro difensivo greco, concede qualcosina: sul colpo di testa di Djordjevic, dopo la sponda di Bani, ci vuole un miracolo di Mirante per evitare la rete della squadra di casa.

 

In apertura di secondo tempo arriva la rete della sicurezza, con una splendida azione di prima: El SHaraawy, fra i più attivi, serve Dzeko dopo una ripartenza in contropiede, e il bosniaco spalle alla porta la appoggia lieve per la corsa di Kolarov, che si infila fra i due, entra in area e batte Sorrentino con una rasoiata bassa di sinistro. Di qui crollano i ritmi di gioco, il Chievo prova a pressare ma lo fa confusamente, senza ordine né unità d’intenti, dando qualche grana a Nzonzi, che tuttavia se la cava al centro del campo. Dzeko è sontuoso. Sponde, spallate, sgroppate sulla fascia, colpisce persino la traversa al settantasettesimo. Forse l’aria di Champions, forse la tenuta fisica in salita, il bosniaco fa girare bene la Roma, è il perno in attacco che libera le fasce e permette gli inserimenti delle mezzali. Il Chievo si arrende, El Sharaawy prende il palo, Florenzi entra ma non incide, e in un attimo si è al triplice fischio. Tre punti per Di Francesco, zero spunti per Di Carlo, che vede ancora una squadra molle ma soprattutto per nulla unita.

 

Riflettori puntati ovviamente su Zaniolo, che non dà spettacolo ma è solido, continuo, aggressivo, così come Cristante, che lavora nel mischione sporco di centrocampo ma è in netta crescita di personalità. Regge Marcano, ancora in crescita Karsdorp, autore questa volta di diversi recuperi difensivi ruvidi, pur mantenendo brillantezza in avanti. Ancora un mistero Kluivert, che entra a cinque minuti dalla fine per vagare senza meta sul campo. Persino Schick merita un plauso: non tira, eh, non tira mai, e questo resta un problema grave per un attaccante, ma almeno si impegna, diligente scolaro, rispettando alla perfezione le indicazioni del tecnico.

Poco da dire francamente sul Chievo, che regala solo dieci minuti netti di vivacità. E’ difficile immaginare di salvare questa squadra, a prescindere dal tecnico che pure non sembra incidere affatto. I ragazzi girano per il campo con un ordine elementare da scuola calcio, ed eccetto un paio di strappi del buon Giaccherini, ed un paio di discese infruttuose di Dioussè, non mostra altro. E’ caduta libera, aspettando il “paracadute”…

 

La lotta per il quarto posto, alla fine, è il vero campionato quest’anno. Ammesso che la Juve è inarrivabile, ed escludendo il Napoli, superiore alle altre ma nettamente inferiore ai torinesi, l’unica parte che vibra della classifica è quella per la zona Champions. Ma adesso, almeno in casa giallorossa, bisogna pensare alla Champions di oggi, non di domani.