DAI CHE STAVOLTA RICONQUISTIAMO NIZZA E LA SAVOIA. FORSE ANCHE LA CORSICA

DI LUCIO GIORDANO

Diciamo che quello di Macron è stato un fallo di reazione. E la reazione forse è stata esagerata. Richiamare l’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, per consultazioni urgenti rimane però un fatto diplomatico gravissimo, tanto più che un provvedimento del genere l’ultima volta era stata nel 1940 ,  quando il Regno d’Italia entrò in guerra contro la Francia, consegnando la dichiarazione all’ allora ambasciatore  francese André François-Poncet.

E va detto che Poncet sarebbe molto preoccupato della china presa dagli eventi. Lo sono anche gli italiani e i francesi. Si spera allora nei pontieri, altrimenti siamo all’impazzimento della logica politica e commerciale.  Perchè andare allo scontro con un partner come la Francia vuol dire isolare ancora di più l’Italia. Ne vale la pena? Certamente no. Se non si dovesse ricucire entro pochi giorni, pagheremmo insomma amaramente la scellerata politica dell’attuale ministro dell’interno.

Del resto, lo dicevamo da mesi:  le provocazioni di Salvini, dai e dai,  avrebbero portato alla solitudine l’intero Paese. L’isolamento è arrivato con tutto quello che ne consegue da un punto di vista imprenditoriale. Tra gli industriali è già scattato l’allarme rosso . E come dei Tafazzi di serie b, ora,  non possiamo che prendercela con questo governo. Con la Lega in particolar modo. Non dimentichiamo infatti  gli insulti rivolti a Macron da parte del segretario del carroccio, in questi otto mesi di esecutivo. Una provocazione dietro l’altra. Una strategia ben precisa, sia ben chiaro. E se i ‘rumors’ hanno indovinato anche stavolta, bisogna ammettere che il solito Bannon ha lavorato bene, per distruggere l’Italia, per distruggere l’Europa.

Perchè a leggere in controluce l’attuale situazione politica internazionale appare evidente che non ci sia stato nulla di casuale nell’accompagnare verso la crisi   Italia e Francia. Il guru dell’estrema destra, sovranista e, secondo molti, addirittura neo nazista, non ha sbagliato, per ora,  nessuna mossa in questa guerra per il potere tra i  due fronti  capitalisti interessati allo scontro. Fronti  che non sono altro che due facce della stessa medaglia:  quello conservatore  di Macron, della May e della Merkel da una parte,  e quello dei Salvini, degli Orban, dei Bolsonaro, dei Trump dall’altra. Guerra per il potere. Liberisti con casacche diverse.  Da diffidare di entrambi gli schieramenti, anche se i nuovi arrivati mettono ancora più paura. Questo tanto per esser chiari.

Che poi la Francia, e Macron in particolare, non brillino per lealtà o simpatia è un altro discorso.  E’ vero, i danni provocati da Sarkozy in Libia, nel 2011, gridano ancora vendetta. La proverbiale arroganza dei cugini d’oltralpe infastidisce nei modi e nei toni. Questo voler considerare tutti gli altri popoli europei dei sudditi, non sta nè in cielo nè in terra. Ma è indubbio che dal canto suo, con furia iconosclasta, Salvini si sia impegnato come non mai  in questi mesi a provocare e distruggere le relazioni diplomatiche.

Sembrava così quasi un dispetto, la fastidiosa  reazione francese sui migranti riaccompagnati al confine con L’Italia. Insopportabile quell’alzare ‘ muri’ ai confini con Ventimiglia.  E ogni volta che la polemica scemava Salvini soffiava sul fuoco e riattizzava lo scontro. Per ridare orgoglio agli italiani? Macchè. Al segretario della Lega, uno che con il tricolore si puliva il culo, dell’Italia e degli italiani interessa meno di zero.  La sua è solo strategia politica ben pianificata. E non da lui, o non solo da lui.

E però, in questa urgenza orgasmica di cercare sempre e comunque un nemico, la propaganda elettorale in vista delle Europee ha finora dato i suoi frutti. Lo hanno capito bene anche  i 5 stelle, in debito d’ossigeno, che  per recuperare posizioni  hanno scavalcato nelle provocazioni lo stesso Salvini. Non tanto però  sul neo colonialismo  francese e sui quindici stati africani legati alla moneta ‘transalpina’. E’ invece sull’ incontro con i gilet gialli e soprattutto  con Christophe Chalencon,  un personaggio  legato all’estrema destra francese, che Di MAio ha visto qualche giorno fa, ad aver irritato Macron.  La sciagurata decisione di intromettersi negli affari di un altro Stato ha indispettito non poco il piccolo imperatore francese. Comprensibile: come se Sarkozy avesse flirtato sette anni fa con gli infiltrati black bloc all’epoca delle grandi manifestazioni di piazza  contro il governo Berlusconi. Intollerabile, poche storie. E così  è scattata la rappresaglia, anche in questo caso per meri calcoli elettorali e in difesa di un europeismo di facciata.  La nota ufficiale di Quai d’Orsay non nasconde la stizza, non cela la rabbia dei cugini d’oltralpe : “La Francia da molti mesi è oggetto di accuse ripetute, attacchi senza fondamento, dichiarazioni oltraggiose. Ora basta”.

Adesso: se Mattarella e Conte riusciranno  a gettare  acqua sul fuoco e a far rientrare domani stesso  la pericolosissima crisi diplomatica, potremo dire che questa storia  ci sarà servita da lezione.  Se lo strappo diventasse ancora più ampio, beh, sapremo con chi prendercela. E cioè con l’inadeguato ministro dell’interno e con il giovane ed inesperto alleato di governo.  Però hai visto mai, magari se non dovessimo ridurci in macerie, come probabile, con una nuova, ipotetica  guerra contro la Francia, almeno    avremmo la possibilità di riconquistare Nizza, la Savoia. E forse anche la Corsica.

Si scherza, ovviamente. Si scherza per non piangere.