E SE DOMANI: PROVE TECNICHE DI TAGLI. DI COSTI? NO DI DEMOCRAZIA

DI MARINA NERI

Cassandra fece un sogno. Col senno di poi un vaticinio.

Sogno’ che una maggioranza qualificata, i due terzi del Parlamento per intenderci, votava a raffica leggi di riforma costituzionale che modificavano la Costituzione rendendola mero simulacro del Vangelo Civile che era.

Lo stesso incubo lo aveva avuto nel 2016 quando una inetta maggioranza aveva deciso di attaccare i caposaldi della democrazia italiana.

Il vaticinio della veggente fu un No perentorio.

I proci che avevano osato attentare alla meravigliosa Magna Charta che il mondo invidia all’Italia, erano stati sbaragliati dall’ arco di Ulisse Popolo, che, improvvisamente risvegliatosi dal torpore e dall’ atavica apatia, aveva dichiarato, con lo strumento tipico della democrazia, il referendum, il suo No più deciso.

La riforma dell’epoca era nata con un disegno di legge Renzi_ Boschi presentato dal Governo l’8 aprile 2014.

In esso, fra le altre modifiche era previsto ” il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”

Ricorda qualcosa questo progetto?

Il provvedimento di revisione costituzionale sanciva una riforma totale del Senato della Repubblica che avrebbe dovuto rappresentare le istanze delle regioni, divenendo di fatto un semplice rifugio di richiedenti immunità parlamentari, privi di legittimazione elettorale e confinati al ruolo di meri ratificatori di provvedimenti regionali settoriali e specifici.

Di fatto veniva meno la cosiddetta navetta legislativa che attribuisce pari dignità alle due camere nella formazione legislativa.

Sorsero spontanei i comitati per il No che, spogliatisi delle casacche di appartenenza partitica, si batterono per la difesa senza se e senza ma della Costituzione.

Probabilmente, se in Parlamento il governo Renzi avesse avuto la maggioranza qualificata, due terzi del sostegno per intenderci, oggi non si starebbe a discutere dell’ ennesimo tentativo di stupro della Costituzione.

Ma Cassandra sa, nel suo terribile destino di vate, che i numeri presenti in Parlamento oggi, da “tentato” possono trasformare quello stupro in perpetrato.

Con un primo voto ieri il Senato, infatti, ha dato il primo via libera al taglio dei senatori da ridurre alla metà del loro numero attuale. Il disegno di legge dispone il taglio del numero dei deputati e dei senatori. La Camera avrà 400 deputati, rispetto agli attuali 630 e il Senato sarà composto da 200 membri, 115 in meno.

La preventivata unanimità non c ‘è stata. Ci sono stati 54 astenuti e 4 voti contrari. Hanno votato contro il ddl di riforma costituzionale i senatori di Leu e del Pd.

I democratici, in coerenza coi loro atteggiamenti incoerenti, avendo proposto due soli anni prima più o meno la stessa riforma, hanno scelto di opporsi anziché astenersi e hanno dichiarato che secondo loro “è un taglio alla democrazia”.

Cassandra pensa che o erano ottenebrati due anni prima nel proporre il disegno di legge Boschi_Renzi o lo sono adesso solo per becero ostruzionismo non giustificabile neppure per opportunistiche ragioni elettorali.

Di Maio, che Cassandra ricorda essere stato uno dei sostenitori della pregressa campagna per il no, novello paladino delle Riforme del Cambiamento, afferma candidamente:”Renzi dimostra che non voleva tagliare i costi, ma farsi uno Stato su misura in cui fare l’imperatore”.

Cassandra sorride amaramente, perché sa.

Sa che l’art 138 della Costituzione prevede “che le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali devono essere approvate da ciascun ramo del Parlamento con due distinte deliberazioni, tra le quali devono intercorrere almeno tre mesi; nella seconda deliberazione di ciascuna camera, per l’approvazione è necessaria la maggioranza assoluta’ L’art. 72 (ultimo comma) della Costituzione esclude che i progetti di legge costituzionale possano essere approvati dalle commissioni parlamentari in sede deliberante.
La legge così approvata è pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale prima della promulgazione e, quindi, non entra ancora in vigore. Entro tre mesi dalla pubblicazione, un quinto dei membri di una Camera, cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali possono chiedere che sia sottoposta a referendum confermativo (cosiddetto referendum costituzionale); la legge è promulgata solo se è stata approvata dal corpo elettorale con la maggioranza dei voti validi, nel caso sia stata sottoposta a referendum, o se sono decorsi i tre mesi dalla pubblicazione senza che il referendum sia stato richiesto.
Il referendum non può essere chiesto se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere con la maggioranza qualificata di due terzi dei componenti; in tal caso, quindi, la legge può essere immediatamente promulgata dal Presidente della Repubblica.”( cfr. Wikipedia)

Per fare un esempio recente la riforma costituzionale di Renzi non passò perché dovette essere soggetta al referendum non avendo il suo governo in parlamento, la maggioranza qualificata dei due terzi.

Ad orecchie attente suona falso l’ allarme lanciato dal PD proprio perché l’ attacco alla Costituzione è venuto per primo da quei banchi.

E suona stridente il ghigno beffardo di Di Maio a beffeggiare l’inconcludente politica renziana.

Cassandra sa che i costi si abbattono riducendo gli stipendi dei parlamentari e tutte le loro agevolazioni economiche, non eliminando le voci della rappresentatività.

Cassandra teme che
la maggioranza giallo/verde, potendo contare su ampio numero di parlamentari, facendo magari qualche neo acquisto al mercato primaverile dei transfughi di partito, piazzi una riforma costituzionale senza passare attraverso alcun referendum avendone i numeri di una maggioranza qualificata, col sostegno di Forza Italia e Fratelli d’ Italia come accaduto ieri.

Una strada il cui imbocco potrebbe portare a sentieri inesplorati e pericolosi.

Potrebbe ad esempio passarsi al presidenzialismo senza colpo ferire. Potrebbero eliminarsi addirittura la Camera o il Senato svegliandoci una mattina senza i luoghi della Democrazia .

E quello che non è riuscito a Renzi, a Berlusconi può essere fatto dai Contraenti del Contratto italico non soggetti al responso referendario.

Cassandra prevede, teme, e non sa tacere il suo No, auspicando di non restare sola nel dissenso come colei che grida nel deserto.