LA FRANCIA RICHIAMA L’AMBASCIATORE: MACRON NON PERDONA L’INCONTRO FRA DI MAIO E I GILET GIALLI

DI GIORGIO DELL’ARTI

In prima pagina
La Francia richiama l’ambasciatore, un gesto che non si vedeva dal 1940 e del tutto inedito tra paesi membri dell’Unione europea: Macron non perdona l’incontro fra Di Maio e i gilets gialli. Dopo il Venezuela, anche qui Salvini prende le distanze dalla politica estera grillina. Mattarella incarica Moavero Milanesi di ricucire. La pagheremo in termini economici (loro sono il nostro secondo partner commerciale, gli vendiamo molte più cose di quelle che gli compriamo)

• Lo spread è risalito a 282, forte calo a Wall Street e, stamattina, a Tokyo

• La Franzoni ha scontato la sua pena per l’assassinio, a Cogne nel 2002, del suo figlioletto Samuele. Insiste nel proclamarsi innocente

• Minimo storico delle nascite in Italia: noi sempre di meno, gli stranieri sempre di più

• Domenica si vota in Abruzzo: Berlusconi, Salvini e la Meloni a braccetto a Pescara, ma Salvini fa capire subito che la ritrovata armonia riguarda solo gli accordi locali

• I due balordi che hanno sparato a Manuel hanno festeggiato dopo l’impresa: credevano d’essersi presa la piazza

Gemelli
Carlo e Fabio Ingrassia, catanesi, gemelli identici di 32 anni, dipingono contemporaneamente lo stesso quadro spandendo su carta pastelli, pulviscoli di pigmento e polvere, uno adoperando la mano destra e l’altro la mano sinistra, sicché osservandoli si può credere di avere davanti agli occhi un solo pittore che lavori davanti a uno specchio. Mostre alla Biennale di Venezia, al Macro di Roma, ecc. Dicono: «Noi non disegniamo ciò che vediamo ma ciò che pensiamo». Achille Bonito Oliva, dopo averli guardati, chiese: «La mano sinistra sa quello che fa la mano destra?» [Romeo, Sta]

Buste paga
«Con le casse in profondo rosso, le spese coperte a fatica per organizzare le primarie e un grosso interrogativo su come finanziare la campagna per le imminenti elezioni europee. La vita del Pd, in attesa di una scossa dal nuovo segretario, sembra appesa a un filo. Perché, ormai, sono saltate anche le regole interne più elementari. Un esempio? Dall’inizio della legislatura, decine tra deputati e senatori hanno versato solo qualche spicciolo o addirittura niente nelle casse del partito. E al Nazareno, in meno di dieci mesi, hanno contato un ammanco di circa 460 mila euro. Ogni eletto, secondo il regolamento dei democratici, è tenuto a versare ogni mese al partito 1.500 euro, oltre ai 10 mila euro una tantum al momento dell’elezione. Cifre sostenibili, se si pensa che gli stipendi oscillano tra i 12 e i 15 mila euro al mese, a seconda dei casi. Nella lista dei morosi (8-10 mila euro a testa) ci sono nomi importanti: il capogruppo alla Camera Graziano Delrio, con colleghi come l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, Antonello Giacomelli, Enza Bruno Bossio, Maria Chiara Gadda, Chiara Gribaudo. Mentre tra i senatori risultano: Matteo Richetti, braccio destro dell’aspirante segretario Maurizio Martina; poi Ernesto Magorno, Daniele Manca, Franco Mirabelli» [Bozza, CdS]