LUCHA Y SIESTA VA DIFESA. CON OGNI MEZZO NECESSARIO

DI SANDRO MEDICI

Com’era facile intuire e come purtroppo si temeva, anche la Casa delle donne Lucha y Siesta è ufficialmente sotto sfratto. Ad aggiungersi a un altro sfratto, quello intimato alla Casa internazionale delle donne, e alle decine di altri minacciati e in alcuni casi eseguiti nei confronti degli spazi sociali autogestiti, dal Celio azzurro al Grande cocomero, all’Angelo Mai, al Circolo Gianni Bosio, al Volturno, al Rialto, eccetera, eccetera, eccetera. E’ davvero impressionante la furia annientatrice dell’amministrazione cinquestelle, nella sua sistematica aggressione a quanto di generoso e vitale agisca ancora a Roma. L’obiettivo è desertificare definitivamente una città che solo fino a qualche anno fa era stata un fertile giacimento di esperienze sociali e culturali tra le più intelligenti e avanzate al mondo.
La vicenda di Lucha y Siesta è la rappresentazione esemplare di tale furore reazionario: che perdipiù si abbatte su un centro antiviolenza, una casa rifugio, su uno di quei luoghi insomma che tutti, cinquestelle compresi, solennemente affermano come necessari per contrastare la perdurante violenza maschile. Ed è desolante riferire come dell’intera disponibilità a ospitare donne vittime di violenza a Roma, Lucha y Siesta ne assicuri più della metà: e senza alcun finanziamento, né pubblico né privato.
Dopo undici anni di occupazione, che hanno visto felicemente rivivere quel luogo abbandonato, ora l’Atac, che è la proprietaria dello stabile, minaccia di sgomberare. C’è da risanare un bilancio saccheggiato da inefficienze, sprechi e clientelismo e bisogna dunque vendere il patrimonio in disuso, depositi, rimesse, stabilmenti e infine la piccola sottostazione di Via Lucio Sestio.
Al Comune, che è il proprietario di Atac, basterebbe un solo cenno per evitare quella vendita, o anche permutare un proprio immobile con quella sottostazione. E stessa cosa per la Regione Lazio, che più volte (a parole) ha mostrato disponibilità e sostegno: potrebbe acquistarla o permutarla. C’è da crederci? C’è da sperarci?
Intanto le attiviste di Lucha y Siesta fanno sapere che, da lì, non hanno alcuna intenzione di andarsene. E noi tutti e tutte saremo al loro fianco per impedire, con ogni mezzo necessario, che quell’esperienza si estingua.