6 NAZIONI – L’ITALIA DÀ L’ANIMA, ILLUDE, MA CROLLA ANCHE DAVANTI ALLA «SARANNO FAMOSI» DEL GALLES

DI FLAVIO PAGANO

L’Italia ci commuove, ci trascina, a momenti ci fa saltare dalla sedia, ci illude fino a farci credere possibile che finalmente, dopo quattro anni e mezzo, tornerà a vincere una partita nel 6 Nazioni: ma alla fine, ancora una volta, cade malamente nella polvere.
Dopo un avvio del Galles in cui non riusciamo a vedere la palla, travolti da un ritmo che ancora, dopo vent’anni di rugby ad alto livello, non riusciamo a sostenere, gli Azzurri trovano la forza di passare al contrattacco. La prima meta è nostra. E solo uno sfortunato palo preso da Allan, ci impedisce di recuperare lo svantaggio accumulato.
La nostra mischia domina, soprattutto la primalinea. Ma non basta.
All’inizio del secondo tempo, tuttavia, si ha la sensazione che la mossa del CT gallese di schierare una squadra giovanissima, sperimentale, fatta di talenti notevoli ma ancora immaturi, possa costare cara ai dragoni. l’Italia appare più sicura, solida, capace addirittura di prendere in mano le redini della partita e rovesciarne il risultato.
Nella fase finale, la coda del diavolo di quei venti, ultimi minuti, che nel rugby sono più decisivi che mai, malgrado la fiammata di un’altra (splendida) meta, i nostri avversari accelerano di nuovo, ritrovano un minimo di chiarezza di idee e di ritmo, e vanno a imporci una sconfitta di proporzioni assolutamente eccessive rispetto a quanto si è visto in campo.
Per l’Italia i soliti problemi: fra i quali un gioco al piede francamente inaccettabile per una squadra che intende competere a questi livelli.
Ma la vera, grande difficoltà che i nostri giocatori devono superare, ormai sta nella testa: il peso delle innumerevoli sconfitte, delle tante, troppe umiliazioni subite, il tramonto del mito della sconfitta onorevole e la necessità di fare i conti con un pubblico che comincia a raffreddarsi, ad allontanarsi, si sta facendo schiacciante.
La squadra ha tanto coraggio, e lo dimostra ogni volta, ma ha anche paura. Ogni volta sente di giocarsi la vita. Cerca la vittoria come una redenzione, come un riscatto esistenziale, più che sportivo: e questo è estremamente negativo.
Che cosa fare, dunque?
Difficile a dirsi. Così come assai difficilmente vedremo, in questo Sei Nazioni 2019, la nostra Nazionale alzare le braccia al cielo.
Infine, permetteteci un duplice appello: il primo ai nostri simpatici telecronisti, affinché rendano più sobrio e, perdonate, più serio e costruttivo il loro commento che in certi momenti è talmente spumeggiante da sovrapporsi alla partita stessa. Il secondo a D-Max, affinché trasformi Rugby Social Club in un programma sportivo. Lo sport è spettacolo, guai prenderlo troppo sul serio. Ma qui, tra quello che si vede in campo e quello che si vede (e sente) in tv, si rischia di trasformare il rugby italiano in una barzelletta.
Che tra laltro non fa ridere.