A TOR DI VALLE, A ROMA, ALLA ROMA

DI MATTEO NUCCI

Non ne ho voluto sapere nulla, in questi giorni. L’annuncio di Virginia Raggi, la soddisfazione di James Pallotta e di Unicredit, la felicità cieca delle migliaia e migliaia di romanisti – una felicità che dovrebbe anche essere la mia -, tutta roba che mi riempiva di disgusto. Meglio assentarsi. Leggere romanzi. Rifugiarsi in spazi protetti. Poi, ieri, sono passato sulla Roma – Fiumicino, mi sono affacciato sullo splendore di Tor di Valle, fra gli odori della primavera che verrà, immerso nella bellezza di luoghi destinati con ogni probabilità a scomparire. E così eccomi qua. Vorrei dire questo. Se non conoscete Tor di Valle e non avete idea, benché romani o residenti a Roma, di quel che sono Tor di Valle e l’ansa del Tevere e la natura incontaminata e meravigliosa, prendetevi un pomeriggio e andate. Fatelo prima che sia troppo tardi. Non è neppure granché difficile. Basta una bicicletta per pedalare sulla ciclabile che esce da Magliana in direzione mare e finisce fra i rovi del ponte di Mezzocammino. Fu grazie a quella ciclabile e a mio cognato se dieci anni fa scoprii davvero Tor di Valle e decisi di ambientare lì un romanzo. E fu grazie al lavoro per quel romanzo se scoprii tutto quello che significano e nascondono quei luoghi, da templi romani antichissimi nascosti nelle cantine di una taverna, al culto degli Arvali, agli uccelli migratori, alla pesca delle anguille, alla meraviglia architettonica di Julio Lafuente, fino al dominio assoluto, straripante, di quell’unico dio di Roma che è il fiume. Il Tevere su cui tutto ebbe inizio e intorno a cui tutto crebbe e che qui è ancora seriamente un dio, visto che, per il resto, nel 1870 i Piemontesi decisero di separarlo per sempre dalla sua città costruendo muraglioni di civiltà e distruzione. Prendetevi un pomeriggio e andate. Se non avete che un’ora (visto che spesso crediamo che il tempo ci manchi per conoscere ciò che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi e non abbiamo visto mai) guidate su via della Magliana, voltate a destra su via delle Vigne, parcheggiate dove potete e osservate dall’alto questo spazio di una Roma ancora vera, potente, piena di futuro. Una Roma che l’ignoranza e gli interessi di pochissimi hanno deciso di distruggere, complice il tifo che, come da etimologia, annebbia, complice l’immobilismo di milioni di romani che già a stento possono conoscere le meraviglie cittadine, figuriamoci Tor di Valle.

Si dice fino alla noia che le zone attorno a quello che fu l’ippodromo sono degradate e dunque ben venga uno stadio, ben vengano tonnellate di cemento, specuazione, parcheggi per auto che imbottiglieranno arterie inesistenti eccetera. A volte (molto spesso in questi tempi) di fronte alle idiozie non si sa neppure cosa rispondere. Mi limiterò a una considerazione abbastanza banale. Se Tor di Valle non è valorizzata, valorizzatela. Cosa farebbe un’Amministrazione minimamente lungimirante? Prendiamo Madrid. Per chi non lo sapesse a Madrid scorre un fiume. Il Manzanares. Non lo sanno in molti perché non è un gran fiume. Si tratta di un rigagnolo che nessuno considerava da anni e anni, tanto che lungo il suo letto – un micro letto – scorreva una sorta di autostrada decisiva per l’ingresso in città. Cosa ha fatto un’Amministrazione molto lungimirante in questi ultimi anni? Ha lavorato sodo per interrare l’autostrada, ridare vita al fiume aumentandone le acque, e infine creare un’immenso parco per i cittadini. Si chiama Madrid Rìo. Se passate da Madrid, visitatelo. Chilometri di ciclabile. Campi sportivi di ogni tipo. Bar. Spiagge estive. Ponti pedonali avveniristici. Spazi per l’arte, per la musica, per gli skater. Parcogiochi innumerevoli. Passeggiate. Non so quante alternative io stia dimenticando. Chi ama il calcio osserverà come un tempio il Vicente Calderòn, amatissimo stadio dell’Atletico Madrid. O giocherà a pallone nei campi di calcio, calcetto, calciotto e tutto quel che è. Un gigantesco parco pubblico per i cittadini di ogni età, questo è Madrid Rìo. E per realizzarlo è stato necessario interrare un’autosrada e ridare vita a un fiume. A Tor di Valle non sarebbe necessario. C’è il fiume e non c’è un’autostrada. Non sono spazi giganteschi ma sono spazi divini. Basterebbe investire quattro euro e realizzare qualcosa di grande per i cittadini, qualcosa destinato a restare.

Ma bisogna fare altro, si sa. “Mattè” mi ha detto un amico informato e scaltro pochi giorni fa “nun fa’ finta di gnente. ‘O sai tutti gli interessi che ce stanno. Sennò o stadio se faceva a Ostiense”. Vero. Lo stadio migliore per la Roma lo si sarebbe dovuto fare a Ostiense. Da Testaccio e Trastevere, bacino del cuore di Roma, i tifosi sarebbero arrivati a piedi. Ferrovie e metro c’erano già. Non esustevano spazi per costruire però e per speculare. Bene. Ma solo a Tor di Valle si può costruire? “Ao’ ‘o sai, ‘o sai perché, nun fa’ er cojione” Lo so. Ma non voglio tornare sui Parnasi, su Unicredit, su Pallotta. C’è chi indaga, ci sono i magistrati, ci sono i giornalisti con le loro inchieste, c’è tutto quel che deve esserci anche se noi romani siamo tutti stanchi, tutti annoiati, tutti a tal punto disincantati che basta, non ne possiamo più, facessero un po’ quello che gli pare. Del resto, se non c’è neanche più la voglia di incazzarsi quando ci si sente dire: “A Roma le buche ci sono. Abiutatevi a guidare con le buche”, che devi fare? Be’, però una cosa si può fare. Andare a Tor di Valle. Conoscerla. Al limite osservarla da lontano per vedere quanto è bella e quanto è assurdo solo pensare che possa essere distrutta. Lo dovrebbero fare tutti a cominciare da quei tifosi romanisti a tal punto amanti della loro squadra che se la squadra va male lasciano lo stadio. Bene, uscite dallo stadio vecchio e andate a vedere dove vogliono costruire quello nuovo. Magari si chiarirà un’idea. Che se è vero che la Roma e il tifoso romanista incarnano nel bene e nel male la natura più profonda di questa città folle e geniale, non c’è che da prendere atto di un’unica verità, una verità sacra. Viene prima Roma della Roma. Allora magari ricominceremo pure a vincere. Che non sarebbe male.

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