CROLLA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE: COLPA DELLE POLITICHE DI AUSTERITÀ

DI GIORGIO CREMASCHI

 

L’Istat ha comunicato il crollo del 5,5%della produzione industriale, che tanti segnali già annunciavano, compreso il più drammatico, la chiusura di intere fabbriche con il licenziamento di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Tra l’altro la tanta esaltata FCA è quella che più è sprofondata nel collasso produttivo.
Pochi giornI fa la Confindustria ha protestato contro il reddito di cittadinanza perché per essa sarebbe troppo alto, rispetto a salari precipitati a 7/800€ mese.
Tra i due crolli, quello della produzione e quello dei salari, il legame è strettissimo. Dopo che governi e padroni hanno perseguito per decenni una politica liberista fondata sul taglio dei salari e dello stato sociale per favorire il mercato e le esportazioni, questa politica produce l’opposto delle sue promesse: la recessione al posto dello sviluppo.
Ora Confindustria, Fondo Monetario e BCE, invece che fare una radicale autocritica sulle politiche che hanno sostenuto, ci spiegano che esse hanno fallite perché i governi son stati troppo timidi e cauti nel realizzarle. La verità è che tutti i governi, compreso quello lega cinquestelle, hanno accettato o subìto i vincoli delle politiche di austerità e di rigore, ciascuno cercando di aprire in essi delle finestre magari prima delle elezioni, Renzi gli 80 euro, Salvini e Di Maio quota 100 e un po’ di reddito. Ma quelle finestre non hanno MAI intaccato il muro delle politiche liberiste di austerità, che tutti i governi hanno continuato, al di là della propaganda, a perseguire.
Ora di fronte alla nuova crisi economica che avanza, che questa è la realtà, Confindustria e poteri economici nazionali ed internazionali pretenderebbero ancora più liberismo, ancora più austerità. Follia. A che livello di povertà e di sfruttamento dovremo precipitare prima che la politica capisca che solo con l’aumento salari, con l’intervento pubblico nell’economia e le nazionalizzazioni, con la rottura con i trattati UE si esce dalla crisi? Il mercato ed il privato hanno fallito, devono tornare il pubblico ed il sociale.
Questo è il cambiamento necessario, che nulla ha a che vedere con il teatrino politico italiano, ove vecchi e nuovi governanti si scambiano feroci accuse nel nome della stessa politica economica liberista.