MANUEL NON È MORTO

DI DANILO MASOTTI

Regaz, permettetemi di dire una cosa. Rabbia infinita per ciò che è successo e non doveva succedere, ma Manuel non è morto. Ha una paraplegia. Non camminare non è un inferno e non è “morire da vivi”, l’esistenza non diventa una “frustrazione perenne” (sì, ho letto anche questo). L’esistenza non è spezzata, e le centinaia di migliaia di persone in carrozzina che vivono e hanno una qualità di vita alta ne sono l’esempio vivente. Questo continuare su “la sua vita è finita” oltre a essere falso, non fa bene a Manuel, offende le persone con paraplegia e non fa che perpetrare pietismo e abilismo, quando invece la via giusta è quella di lottare per una cultura della disabilità non vista come tragedia ma come nuova progettazione. Una cultura e una visione della disabilità che sia corretta. Manuel ha bisogno di esempi positivi, non di articoli pietosi click-bait, non di gente che gli piange addosso. Una paraplegia non ti toglie la possibilità di nuotare, di gareggiare e di vincere a livelli altissimi, se è quello che vuoi fare. E che sì, si vive benissimo e si diventa campioni sportivi anche dall’alto di un carrozzina. Questo è quello che vorrei sentirmi dire, queste sono le persone che vorrei ascoltare se fosse successo a me di non poter più camminare (ops, mi è già successo).
Non la gente che ti straccia le palle con questo pietismo nauseabondo.