#SANREMO2019. MOTTA E NADA VINCONO MA NON CONVINCONO NELLA SERATA DEI DUETTI

DI CHIARA FARIGU

E’ stata la serata dei duetti, quella di ieri sera. Le cover, delle edizioni passate hanno lasciato il posto alle riproposizioni dei brani in gara, ri-arrangiati per l’occasione. E’ questa una delle novità, inaugurata già lo scorso anno dal direttore artistico, insieme allo stop delle eliminazioni.

I ventiquattro artisti si sono esibiti con altrettanti big che hanno impreziosito il loro brano in gara. Tre le standing ovation tributate dal pubblico ai 56 artisti che hanno sfilato sul palco: al Volo, alla Bertè e a Cristicchi. I primi accompagnati dalle note del violino suonato con intensità partecipativa (e muscolare) da Alessandro Quarta che ‘ha spettinato l’Ariston’, come ha poi sottolineato la Raffaele. La Bertè in duo con Irene Grandi e Cristicchi in coppia con Ermal Meta. Più che un duo, il loro, un mix di commozione allo stato puro per “Abbi cura di me”, brano già denso di suo.

In prima fila la ‘Giuria d’Onore’, presieduta da Mauro Pagani, composta da giornalisti come Beppe Servegnini e personaggi dello spettacolo, Elena Sofia Ricci, Serena Dandini, Claudia Pandolfi, alcuni dei nomi più noti ai telespettatori. Premiare il duetto meglio assortito, il più bello, a insindacabile giudizio, il loro compito. La scelta è caduta sul duo Nada-Motta per la canzone “Dov’è l’Italia”, verdetto accolto con un certo disappunto dal pubblico in sala. Che forse avrebbe gradito assegnare quella vittoria a chi ha applaudito con maggior trasporto durante le esibizioni.

Romano d’adozione ma pisano di nascita, il 32enne bel tenebroso (compagno, nella vita, della bellissima Carolina Crescentini), Motta è al suo esordio a Sanremo. Il suo, un pezzo struggente sulla condizione dei migranti, col quale si domanda dove sia l’Italia e soprattutto dove stia andando, visto che lui non ci si riconosce più. Cantautore, polistrumentista e compositore di colonne sonore, è considerato dagli addetti del settore come uno dei più talentuosi cantautori della nuova generazione. Insomma uno di quelli di cui sentiremo parlare negli anni a venire.

Una maratona lunghissima che ha privilegiato il riascolto dei brani in gara a scapito di intermezzi divertenti che avrebbero dato brio alla serata. Bello, bellissimo l’omaggio a Guccini di Baglioni e Ligabue, che hanno riproposto “Dio è morto”, inno alla speranza per la generazione di ieri, ancora fresca e intensa per i giovani di oggi.

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