SEBASTIANO GULISANO, UNA VITA DIFFICILE AL SERVIZIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA VERITÀ

DI RICCARDO ORIOLES

Folla di auguri su facebook per il compleanno di Sebastiano Gulisano. Non mi ricordo bene (a una certa età gli anni è meglio non contarli con troppa precisione) quanti siano: nel 1984 Sebastiano collaborava con i Siciliani come esperto di fumetto e dopo il 5 gennaio chiese di passare alla prima linea. Fu trasferito nel “settore pesante”, che da noi era quello che si occupava di mafia. Da allora crebbe continuamente in professionalità e militanza, fino a diventare, negli anni ’90, una delle colonne di “Avvenimenti” e della nuova edizione dei “Siciliani”.
Ai “Siciliani” adesso era responsabile della redazione romana ma gli fu affidata anche, come socio accomandatario, la responsabilità civile del giornale: in quest’ultima veste si trovò anche a rispondere personalmente di un debito di diversi milioni, risolto poi grazie alla generosità del principale creditore, l’indimenticato compagno-tipografo Lancellotti di Roma.
Chiuse quelle testate, rimase individualmente in prima linea, non mollando mai un impegno professionale e politico di primissimo ordine, in condizioni personali per lo più difficilissime (per quanto giornalista professionista, con tanto di tesserino dell’Ordine), oscillanti fra miseria secca e
precariato. Non si prestò mai al minimo compromesso, ma la sua firma crebbe continuamente di peso nella piccola ma qualificata cerchia dei giornalisti investigativi: fu lui, ad esempio, a smascherare per primo – con uno studio attentissimo della documentazione – l’imbroglio di Ciancimino junior, allegramente ingoiato da tutta la più qualificata stampa ufficiale. Così, fra mille traversie, fra orgoglio e solitudine, utile alla società, fedelissimo agli insegnamenti di Giuseppe Fava, egli ha trascorso i suoi anni.
Un mese fa ha contribuito in maniera determinante al libro dei Siciliani “Sbavaglio” sulle imprese e le complicità dell’imprenditore-editore catanese Ciancio, ignorate dalla maggior parte dei più famosi colleghi e delle grandi testate. Il cinque gennaio di quest’anno, come riconoscimento a una carriera giornalistica che ha onorato i valori etici e professionali del nostro mestiere, gli è stato assegnato il premio “Siciliani giovani”.
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Tutto questo per dire che Sebastiano Gulisano, giornalista professionista con oltre trent’anni di mestiere, in questo momento si trova – da vent’anni si trova – tranquillamente e dignitosamente povero e disoccupato, dimenticato da tutti salvo che dai suoi lettori, e in ispecie dalle istituzioni professionali e civili che avrebbero – a parole – il dovere di tutelare la libertà di stampa.
La “tutela del posto di lavoro” vale infatti per i giornalisti collaborazionisti degli editori vicini alla mafia, ma non per quelli che hanno dedicato la vita, con rischio e sacrificio, alla denuncia degli interessi mafiosi e alla difesa della libertà di stampa.
Noi, piccola redazione di poco peso ma di grande storia, non possiamo fare altro per lui che scrivere queste parole – che siano promemoria per chi può e chi deve – e ringraziarlo per l’onore che ci ha dato e ci dà di camminare insieme a noi sulla strada di Giuseppe Fava.
Riccardo Orioles, “I Siciliani giovani”.