10 FEBBRAIO. MI INCHINO ALLA GIORNATA DEL RICORDO

DI RUGGERO PO

Da ragazzo per un po’ di tempo pensai di essere comunista. Poi ebbi l’opportunità di lavorare in Istria, tra gli italiani rimasti. Nessuno parlava dei parenti che fino a dieci anni prima erano partiti. Nessuno parlava. Nè chi era rimasto per un tornaconto nè, tantomeno, chi non era potuto partire per stare vicino a un anziano. Ma aveva paura. Tutti si dicevano comunisti. Tutti esaltavano la bellezza dell’azienda autogestita dal comitato dei lavoratori. Un giorno che nei corridoi mi dissi comunista anch’io un giovane tecnico, di poco più grande di me, mi sfiorò sussurrandomi un ‘non sai quello che dici’. Ancora oggi lo ringrazio, e spero che legga questo mio post, ma ne taccio il nome perché la paura, gli italiani d’Istria, la conservano nel DNA. Ancora oggi temono, anche solo andando in Comune per un permesso, di essere penalizzati.

10 FEBBRAIO. MI INCHINO ALLA GIORNATA DEL RICORDO.

E ai fasciosovranisti che la sfruttano per fini meno che nobili ricordo che, negli anni 50, i nostri genitori e i nostri nonni trattavano quelle decine di migliaia di profughi con lo stesso affetto che noi riserviamo agli uomini, alle donne e ai bambini che fuggono dalle pulizie etniche di oggi.