A PROPOSITO DI LANDINI

DI ALBERTO BENZONI

Qualche anno fa l’allora segretario della Fiom si trovava di fronte a un bivio. Poteva diventare il leader o comunque l’unico vero portavoce della sinistra politica e sociale. Perchè la conosceva di persona; perchè parlava anzi spesso urlava facendo eco a sentimenti anche esistenziali profondi; e, infine e soprattutto perchè, a differenza di tutti noi, usava un linguaggio immediatamente comprensibile. Ma non lo ha fatto, senza poter essere sostituito da nessun altro; e con questo è venuto meno quel punto di riferimento che ci avrebbe potuto consentire il necessario salto di qualità.
Non lo ha fatto; ma non è che per questo sia passato dall’altra parte; ha semplicemente scelto di ripartire nella veste di segretario della Cgil. In una prospettiva che è di qualche interesse per tutti noi.
Primo, con l’entrata in campo della Cgil, la critica del governo non sarà monopolizzata dalla destra e dall’asse Pd/Fi; oggi un necessario chiarimento, domani un ostacolo serio a quelli che vogliono dividerci lungo l’asse élite/barbari anzichè su quello destra/sinistra.
Secondo, avremo un recupero del ruolo dei corpi intermedi e non per concessioni altrui ma per forza propria; e, soprattutto, l’uscita del maggiore sindacato italiano dalla situazione di totale irrilevanza subita passivamente lungo tutti gli anni della seconda repubblica: irrilevanti le manifestazioni, patetica la concertazione, assenza nelle lotte al punto da subire senza reagire gli insulti di Renzi e co.
Infine, un serio punto di appoggio per quelli che, nel Pd e dintorni non sono disposti al suicidio definitivo appresso a Calenda, all’Eurogruppo e ai complici zelanti degli Stati uniti nell'”operazione Venezuela”.
Nelle attuali circostanze, e con tutte le debite cautele, è molto.