AGENTE 007, MISSIONE SUD. IL NUOVO BOND TRA PUGLIA E BASILICATA

DI COSTANZA OGNIBENI

È Matera la città scelta per girare il nuovo episodio della saga di Daniel Craig; l’ultimo, stando agli annunci dell’attore britannico, che tra “Casino Royale”, “Quantum of Solace”, “Skyfall” e “Spectre” dichiara di aver dato tutto al celebre personaggio. E sarà divertente vederlo scorrazzare fra i Sassi della provincia lucana e incappare nella famme fatal di turno in mezzo agli edifici rupestri e alle cave di Murgia. Marzo il mese di inizio delle riprese; tra la primavera e l’estate l’avvento nel meridione e, se i conti non errano, nel 2020 l’approdo nelle sale. Ma non sarà solo Matera la città coinvolta nelle vicende dell’elegante agente segreto: anche la Puglia è stata selezionata come possibile scenario, ed è Gravina la città dove si sta cercando una stazione particolarmente suggestiva per dare vita alle sue nuove avventure. Niente trulli, dunque, né tantomeno città significative come Lecce o Trani, bensì un posto ancora semi-sconosciuto, pronto a essere rilanciato proprio da questo nuovo episodio.
Non è la prima volta, occorre sottolinearlo, che il grande Bond svolge le sue missioni in giro per lo stivale: già Roma, Siena, Cortina e Venezia avevano prestato la loro perfezione architettonica alle abili mani dei maestri che, uno dopo l’altro, si sono succeduti dietro la macchina da presa nel dirigere le imprese del belloccio dagli occhi di ghiaccio. E la vocazione scenografica è senza dubbio un elemento distintivo della saga nata dalla penna dello scrittore britannico Ian Fleming: era il 1962 quando vedevamo per la prima volta la spia inglese vagabondare tra la residenza londinese e la capitale giamaicana, per poi, dopo un solo anno, ritrovarlo tra Istanbul, la Croazia e Belgrado, per giungere, in seguito, fra i grattacieli di Miami, i cantoni svizzeri e la Senna parigina.
Erano gli anni in cui la gente, quella comune, quella che il soldo se lo sudava dietro la scrivania, ancora andava in vacanza in villeggiatura, perché il viaggio in America quando non in Oriente era un lusso per pochi. Ed era attraverso il cinema che si aveva modo di vedere come erano fatti quei paesaggi distanti migliaia di chilometri: una vera e propria finestra sul mondo che permetteva agli edifici di Manhattan, quando non ai monumenti delle città dell’Est, di entrare nelle case degli spettatori, e creare quell’immaginario in grado di generare idee e giudizi su popoli con cui difficilmente si entrava in contatto.
Poi è arrivato Internet, sono arrivate le compagnie low cost, insieme con la società del benessere e il mercato globale: quei confini invalicabili solo fino a un decennio prima sono diventati improvvisamente alla portata di tutti; il mondo si è trasformato in una grande metropoli da girare in lungo e in largo, e il cinema, non più mezzo di conoscenza di posti altrimenti irraggiungibili, si è trasformato in mezzo di promozione di quelle stesse mete, in grado di guidare i flussi turistici e di dirottare le scelte degli individui, ridotti al rango di consumatori, verso un posto piuttosto che un altro.
Non è un caso, dunque, che, la scelta stavolta sia ricaduta proprio sulla città dei Sassi, soprattutto alla luce dell’attenzione mediatica posta negli ultimi tempi in seguito alla nomina a Capitale della Cultura Europea per il 2019. E se è vero che la manipolazione non è mai un fenomeno auspicabile, bisogna ammettere che talvolta questi meccanismi apparentemente perversi possono portare qualcosa di buono.