E ALLORA I JALISSE?

DI LUCIO GIORDANO

Se non fosse che l’argomento è simpaticamente ameno, ci sarebbe da piangere per tutti i post indignati del ‘prima gli italiani’ dopo la vittoria dell’italianissimo Alessandro Mohmaoud al festival di Sanremo. Tra le tesi portate nelle piazze virtuali, si è scomodato finanche un complotto delle giurie per fare un dispetto a Salvini. Salvini? Di grazia:  che cazzo c’entra con il festival di Sanremo? Ma sono seri coloro i quali sostengono questo? Sono seri , e dubitiamo davvero sulla serietà, coloro i quali dicono in tv, durante un talk show serale,  di non aver mai visto una puntata del festival, che gli fa schifo il festival, e poi a microfoni inutilmente aperti, tra un marameo e l’altro di infantile memoria, pontificano sui questo ragazzo di Milano, di madre sarda e padre egiziano, distruggendolo con una cattiveria degna di miglior causa?

Gombloddo? E  gombloddo sia. Paradosso per paradosso:  diciamo allora che la Sardegna non è Italia e dunque  prima gli italiani , meglio se ricchi e fa niente se evadono le tasse e annegano il loro vuoto interiore in fiumi di polvere bianca. Perchè qui appare evidente che più che parlare  del festival si prova  ad arginare il mare con un secchiello, nel disperato tentativo di costruire una razza ariana che non esiste  e mai potrà esistere. Se ne facessero una ragione costoro: gli italiani di seconda generazione, sono italianissimi.  E l’italianissimo Alessandro ha vinto perchè la sua canzone è bella, con una sonorità che trascina dall’inizio alla fine del brano. Punto. Nulla a che vedere, tra l’altro, con il piacevole motivetto melodico di Ultimo, che ha reagito alla sconfitta con un’arroganza, questa sì, pateticamente salviniana. Per farlo vincere  ‘capitan Ultimo’ pretendeva forse che il verdetto finale del festival venisse artificiosamente sovvertito? Stacce, si dice a Roma. E lui che è nato in un quartiere della capitale, sa bene cosa  voglia dire stacce.

La giuria tecnica non va più bene? E allora quando vinsero i jalisse, perchè non si scatenò tutto questo putiferio? La realtà è che fino a quando non verrà cambiato il meccanismo di votazione , a Sanremo, uno le regole deve rispettarle, non può protestare solo perchè è arrivato secondo. Che poi: siamo sicuri che il televoto sia altrettanto democratico? Se uno partecipa al festival e ha tantissimi amici e parenti è avvantaggiato rispetto a chi ne ha di meno. Giù con gli sms. Ma si vota la musica, non l’affetto per il cantante. Per non parlare  poi della tifoseria che in passato ha accettato  senza batter ciglio l’albanese Anna Oxa, il messicano Luis Miguel, Sanremo metà anni ottanta, e si ingrifa sul milanesissimo Alessandro. Chiediamo il dna dei cantanti? Bene, facciamolo per tutti. Si metta per scritto: possono partecipare solo gli italiani residenti nel Nostro Paese da almeno settant’anni con sangue italiano da almeno sette generazioni. E non se ne parli più.

A conti fatti, insomma, questa polemica che affumica il web da stanotte,  appare come sterile, vuota. Comicamente folle. Pensiamo piuttosto allo spread, alla crisi diplomatica con la Francia,  all’evasione fiscale record,  a come combattere la corruzione, alla criminalità organizzata che non schioda dai gangli del potere. E concentriamoci su un’economia in recessione che mortifica la scuola pubblica, o quella che era  la migliore sanità al mondo. Sforziamo le meningi su come ridare lavoro e dignità agli italiani. Questi sì che sono veri cazzi. La polemica su Alessandro e la sua bella canzone è solo fuffa, poche storie. Anzi , per dirla tutta, è distrazione di massa in piena regola per sviare gli italiani dai veri, enormi problemi che questo governo dovrebbe affrontare. E non affronta.